Ritardi nella consegna della posta, la crisi pandemica non aiuta

Ritardi nelle consegne, code che costringono soprattutto i cittadini più anziani a lunghe attese al freddo di questi mesi invernali, carenza di sportelli automatici, progressiva riduzione degli orari di apertura soprattutto negli uffici dei comuni più piccoli. Sono alcune delle ragioni della protesta dei sindaci dei comuni del Friuli Venezia Giulia che hanno indotto trenta primi cittadini a manifestare lo scorso 15 gennaio a Monfalcone. La protesta è stata sostenuta anche dall’Anci FVG.
“Pur non avendo avuto modo di partecipare fisicamente alla manifestazione, visto anche il periodo che stiamo vivendo tutti – ci dice Antonio Comugnaro, sindaco di San Leonardo – siamo solidali con i motivi della protesta e faremo tutto il possibile perché Poste italiane si attivi per risolvere i problemi che ricadono sulla popolazione, in particolare sugli anziani”. L’ufficio postale di San Leonardo, ci spiega il sindaco a titolo di esempio, è aperto solo tre giorni alla settimana, ma è il punto di riferimento per gli altri comuni della vallata in cui il servizio è ancora più ridotto.

“Quello dei disservizi
un problema che non nasce oggi”

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Mariano Zufferli, primo cittadino di San Pietro “I disservizi sono sotto gli occhi di tutti e non è un problema che nasce oggi, ma che si trascina da anni senza che chi è vi preposto, fra i tanti professionisti che ha l’azienda specializzati in pianificazione, abbia offerto alcuna soluzione. Nel 2019 abbiamo anche partecipato, con l’assessore Gessica Snidaro, ad un incontro a Roma in cui i Comuni hanno chiesto a gran voce soluzioni rapide per i problemi che ci sono. Ma da allora non è cambiato nulla. Anzi, la crisi pandemica ha aggravato la situazione: a San Pietro non c’è lo sportello automatico esterno e si creano lunghe code all’esterno visto che questo è l’ufficio di riferimento per tanti altri comuni della zona.”

Il ritardo nella consegna dei giornali
Da anni, e in particolare da quando, nel 2016, Poste italiane ha deciso di ridurre la consegna della corrispondenza che viene effettuata ora a giorni alterni, anche la nostra redazione riceve, con cadenza pressoché quotidiana, segnalazioni e lamentele – più che legittime – sul ritardo con cui gli abbonati ricevono il giornale. Un problema minore rispetto al ritardo con cui vengono consegnate raccomandate o bollettini, o rispetto al disagio per la riduzione degli orari degli sportelli. Ma che in ogni caso reca un danno sia ai nostri abbonati che pagano il servizio e che pertanto hanno il diritto ad essere informati per tempo, sia alla qualità del nostro lavoro. Un disservizio di cui non sono certo colpevoli i dipendenti, ma che anzi prova lo scarso interesse che ripongono i vertici dell’azienda nei confronti dei territori più periferici e quindi meno capaci di produrre profitti.

La replica di Poste italiane
Per dovere di cronaca va segnalato che, dopo la protesta dei sindaci, Poste italiane ha diramato una nota in cui afferma che “nonostante il persistere dell’emergenza pandemica il 100% degli Uffici Postali del Friuli Venezia Giulia è aperto al pubblico ed è a disposizione dei cittadini. Dei 331 Uffici presenti sul territorio regionale, l’82% (271) lavora con orario normale e soltanto il 18% (60) è interessato da una temporanea rimodulazione oraria in virtù dell’emergenza pandemica. Poste Italiane, in ottemperanza ai provvedimenti governativi in materia di contenimento del virus e distanziamento interpersonale, continua a garantire il servizio su tutto il territorio nazionale, nel rispetto della preminente esigenza di tutela della salute dei cittadini e dei propri lavoratori e della collettività tutta, provvedendo al costante allineamento di tali disposizioni, in funzione dei provvedimenti del Governo in materia e ad una preventiva comunicazione alla competente Autorità di regolamentazione del settore postale.”

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