Rivoluzione negli enti locali, ampia la discrezionalità di adesione

Ci sono gli ‘Enti locali di decentramento amministrativo’, che ricalcano i territori delle quattro Province e che, in una prima fase gestiranno – a partire dal 1º luglio 2020 -, guidate da un commissario, l’edilizia scolastica. Ci sono le Comunità, enti di secondo livello a cui liberamente potranno aderire i Comuni per la gestione associata di funzioni. E ci sono le Comunità di montagna, con adesione in questo caso obbligatoria dei comuni montani (ai sensi della legge 33/2002), di cui faranno parte tutti i territori in cui è riconosciuta la presenza della comunità linguistica slovena della (ex?) provincia di Udine.

Non presenta sorprese, rispetto a quanto annunciato la scorsa settimana, il disegno di legge di riordino degli enti locali approvato dalla giunta regionale lo scorso 11 ottobre su proposta dell’assessore competente Pierpaolo Roberti.
Oltre all’attesissima soppressione delle Uti (di diritto a decorrere dal 1º gennaio 2021), il filo conduttore di tutta la riforma sembra essere l’ampia discrezionalità che avranno i municipi sulla costituzione e adesione alle Comunità e sulle funzioni che eventualmente delegheranno ai nuovi enti.

Un principio che vale parzialmente (la mancata adesione non comporterà modifiche in ordine ai benefici e agli interventi speciali) anche per le Comunità di montagna, la cui istituzione però (qui la differenza con le altre Comunità) è stabilita dalla legge stessa. Il ddl infatti elenca già la costituzione di cinque “Comunità di montagna”: Carnia, Canal del Ferro e Valcanale, Gemonese, Destra Tagliamento e Dolomiti Friulane, Natisone e Torre. Di quest’ultima faranno parte tutti i Comuni delle Valli del Natisone e del Torre (assieme anche alle due ‘città’ Cividale e Tarcento). Resia, Malborghetto – Valbruna e Tarvisio (con Chiusaforte, Dogna, Moggio Udinese, Resiutta e Pontebba) sono inseriti nella Comunità Canal del Ferro e Val Canale.

Quanto alle funzioni che eserciteranno le Comunità di montagna il ddl si limita ad indicare la “tutela del territorio montano e di promozione dello sviluppo sociale economico e culturale della montagna”. Anche attraverso l’elaborazione e l’attuazione di “piani e programmi di sviluppo del territorio di concerto con la Regione”.

La riforma poi lascia facoltà ai comuni di esercitare in forma associata nella comunità ulteriori funzioni e servizi comunali. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale effettuerà una ricognizione delle ulteriori “funzioni regionali conferibili alle Comunità di montagna” che trasferirà con successive leggi regionali di settore.

Gli organi delle Comunità saranno l’Assemblea composta dai sindaci dei comuni che partecipano alla comunità e che funzionerà secondo il principio “una testa un voto”, senza correzioni in base ad estensione o numero di residenti. L’Assemblea eleggerà un Presidente e il Comitato esecutivo (composto da due o più persone a seconda del numero dei comuni aderenti). Per queste cariche potranno essere scelti anche comuni cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consigliere comunale.

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