osped_civRiforma significa cambiamento, e quando si parla di cambiamento nella sanità regionale gli esempi – a partire da Fasola in poi – tendono a mettere un po’ tutti in allarme. È quindi quasi normale che, per le Valli e il Cividalese, una proposta di riforma sanitaria posta sul piatto dalla Regione in tempi stretti abbia avuto delle risposte, anche se non sempre a proposito, critiche. Detto questo, qualche punto, alla luce di quanto ascoltato nell’assemblea dei 17 consigli comunali che si è svolta lunedì a Cividale, va sottolineato.
1) Più attenzione al territorio, senza per questo togliere nulla all’ospedale. Lo dice la Regione, attraverso la presidente Serracchiani e l’assessore Telesca. In teoria un indirizzo da condividere in pieno. Rimane il problema su come mettere in pratica il tutto, e su come renderlo efficace. Un Pronto soccorso non sempre aperto a Cividale, ad esempio, può essere in parte sostituito da un’ambulanza nelle Valli pronta, con un medico, ad intervenire. Ma se ci sono due chiamate in contemporanea, il medico dove andrà?
2) L’intervento del sindaco di Drenchia, che ha parlato a nome degli amministratori delle Valli del Natisone oltre che di Prepotto e Torreano, in parte è parso ‘fuori tempo’: si chiedeva di non smantellare l’ospedale, cosa che la Regione aveva già chiarito non avverrà. E d’altronde nella proposta, rintracciabile su internet, non se ne fa cenno.
3) L’idea di un ospedale transfrontaliero è fattibile, dice Serracchiani. Il problema è che deve essere appetibile per gli sloveni d’oltrefrontiera.
In conclusione, il tutto si riduce ad una parola: fiducia. Se vogliamo credere alle parole della governatrice, e se davvero ci sarà un monitoraggio serio sui passi della riforma, allora domani avremo una sanità migliore. E non sarà un risultato da poco.