Scuola bilingue di S. Pietro, prevale l’opzione di Viale Azzida

solatabla2L’ipotesi del college come sede dell’Istituto comprensivo bilingue di San Pietro al Natisone sembra sia stata tolta definitivamente dal tavolo. In perfetta continuità con il governo Tondo, l’attuale governo regionale di centrosinistra ha deciso di proseguire lungo il percorso tracciato quattro anni fa e quindi di procedere alla ristrutturazione della vecchia sede in Viale Azzida. Anche se nel frattempo si sono verificati due fatti nuovi ed importanti: la restituzione da parte della Provincia di Udine del college al suo proprietario, vale a dire il Comune di San Pietro al Natisone, e il sensibile aumento della popolazione scolastica dell’Istituto comprensivo bilingue.
Dopo il primo incontro della conferenza dei servizi, indetto dal commissario di governo Francesca Adelaide Garufi a San Pietro al Natisone, sembrava che si fosse aperto uno spiraglio e per la prima volta si prendeva ufficialmente in considerazione l’ipotesi college, proposto dai genitori con un progetto, che doveva essere naturalmente verificata dal punto vista tecnico e finanziario nel giro di due mesi o poco meno. Fermo restando che la decisione finale spetta all’amministrazione comunale di San Pietro e al suo sindaco.
La settimana scorsa si è invece tenuta una riunione nella sede della Regione a Udine a cui, oltre gli assessori Mariagrazia Santoro e Loredana Panariti, hanno partecipato tra gli altri il sindaco Tiziano Manzini, i consiglieri regionali Cristiano Shaurli (PD) e Stefano Pustetto (SEL), la dirigente scolastica Živa Gruden e la rappresentante del comitato genitori Federica Manzini.
In quella sede la proposta del college non è stata considerata e l’attenzione si è concentrata principalmente su un solo aspetto, quello delle fonti finanziarie destinate alla soluzione del problema.

Il percorso individuato quattro anni fa tramite fondi CIPE, della Protezione civile e della legge 38 che portava alla ristrutturazione della sede di Viale Azzida è stato così confermato. Le esigenze della scuola e dei ragazzi che la frequentano sono apparse secondarie, tutta la preoccupazione era rivolta al rischio di perdere le risorse già destinate. Ora è chiaro a tutti che i fondi CIPE non si possono trasferire automaticamente da una posta di bilancio ad un’altra.
Ciò che serve per modificare un’impostazione burocratico – amministrativa in presenza di condizioni mutate (le cifre sia che si tratti di metri cubi che di numero di iscritti non appartengono alla sfera delle opinioni), è la volontà politica. E la Regione ha dimostrato che non intende farsi carico del problema, intervenendo presso il governo Renzi che, ironia della sorte, ha stabilito come prioritari gli interventi per la scuola e gli edifici scolastici, o con risorse proprie. Perchè il finanziamento necessario è sempre generato dai soldi dei contribuenti, sia che ad erogarlo sia lo Stato che la Regione.
Tutti sappiamo che la sede ristrutturata di viale Azzida con quasi 2 milioni di euro, risolverà solo parzialmente il problema degli spazi della scuola bilingue, per la scuola dell’infanzia e parte di quella elementare. E gli altri ragazzi? Dove collocarli sarà un problema del comune di San Pietro, certo, ma anche della Regione.
E che qualcuno adesso non si faccia venire l’idea di introdurre il numero chiuso!