Scuola bilingue nella Terska dolina, tre anni di sforzi per ottenerla, una settimana per rischiare di perderla

È cominciato lunedì 10 marzo il pressing sui genitori delle scuole di Njivica/Vedronza per ottenere in una settimana le firme affinché tutto rimanga così com’è. L’assessore alla cultura del Comune di Bardo Luca Balzarotti, di propria iniziativa e senza avvisare la sua giunta, ha invitato i genitori a partecipare a una riunione con due punti all’ordine del giorno: 1. Organizzazione centri estivi 2. Varie ed eventuali.
Il primo punto è stato trattato per 10 minuti, poi si è passati a parlare di scuola bilingue cominciando a fornire tutta una serie di disinformazioni. In primis, si voleva far passare l’idea agli ultimi arrivati che la richiesta di istituzione della scuola fosse stata un’iniziativa personale del sindaco, che l’assessore era stato estromesso dalla faccenda e che il consenso dei genitori era stato “estorto” prospettando la chiusura della scuola, anche se questa, secondo la versione fornita dal Balzarotti, non era, ne è a rischio, nonostante il forte discostamento dai parametri minimi previsti dal piano di dimensionamento scolastico regionale (a Vedronza ci sono 13 bambini alla scuola d’infanzia, contro i 20 previsti dal p.d.s., e 19 bambini alla scuola primaria, contro i 30 richiesti dal p.d.s.). Quindi, bisognava subito manifestare il proprio dissenso a questa operazione. Tuttavia l’azione di Balzarotti non ha avuto il successo sperato a causa dell’“intromissione” del consigliere Igor Cerno e del sindaco Guido Marchiol che hanno ribadito che il percorso per l’ottenimento della scuola bilingue è iniziato nel 2011 su richiesta dei genitori che hanno dato mandato, anche per iscritto, all’amministrazione di intraprenderlo, la quale si è quindi fatta carico di portare avanti l’iniziativa. Hanno poi chiarito che l’opzione di costituire a Vedronza una sezione staccata bilingue della scuola di San Pietro è quella prevista dalla legge e, oltretutto, più logica, se si vogliono far bene le cose. Cerno e Marchiol hanno ancora spiegato che dopo la delibera regionale di accoglimento della richiesta l’amministrazione si è messa subito in contatto con l’Ufficio Scolastico Regionale per avere maggiori indicazioni e informazioni sul percorso da seguire. L’Ufficio ha risposto di pazientare anche perché si doveva esaminare con molta cura il caso.
Il dirigente dell’Istituto comprensivo Annamaria Pertoldi ha convocato a Tarcento per giovedì 13 marzo i genitori e gli insegnanti degli alunni delle scuole di Taipana e Vedronza. In questa circostanza la dirigente ha dichiarato che, secondo la sua opinione, la bilingue poteva farsi anche rimanendo nell’ambito dell’Istituto comprensivo di Tarcento, non corrispondendo al vero, ha affermato, che tale tipo di scuola soggiace a parametri numerici diversi da quelli della scuola monolingue. Pertanto, per scongiurare il passaggio sotto l’istituto comprensivo di San Pietro, che per di più, secondo Pertoldi, “non è statale ma parificato”, era necessario raccogliere le firme dei genitori entro il martedì successivo.
A quell’incontro hanno preso parte anche i professori e i genitori delle scuole di Nimis, anche se estranei al dibattito. Alla richiesta di alcuni genitori di Lusevera di maggiori spiegazioni su come funziona una scuola bilingue e su come si intende eventualmente organizzarla nell’ambito dell’istituto comprensivo di Tarcento non è stata data adeguata risposta, così come non è stato permesso ad alcuni rappresentanti del Comune di Lusevera di intervenire, trasformando in negativo il clima dell’incontro.
Il giorno dopo, pressati da Pertoldi, i genitori degli alunni della scuola di Vedronza si sono nuovamente riuniti per discutere se firmare o meno i fogli predisposti dal dirigente. Anche in questo caso sono intervenuti i consiglieri Pascolo e Cerno per dare informazioni documentate e per ricordare da chi è partita l’iniziativa e dell’incredibile opportunità che è stata data ai loro figli e a quelli che verranno. Così i genitori, al termine del confronto, hanno scritto una lettera al Comune, alla dirigente scolastica e agli organi competenti, nella quale sottolineano la loro non contrarietà a intraprendere il percorso bilingue, pur manifestando la necessità di ricevere chiare informazioni in merito.