A quasi venti anni dalla morte, il 15 settembre una via di San Pietro al Natisone verrà intitolata a Valentino Zaccaria Simonitti “architetto ed intellettuale di confine”, come suona il sottotitolo del volume che lo ricordava a 10 anni dalla scomparsa. In tale occasione verrà anche presentata la riedizione di quel volume che, oggi introvabile, aveva accompagnato una esposizione del suo lavoro di progettista e la storia del suo impegno in difesa dell’identità della Benečija cha aveva segnato tutta la sua vita. Parallela sarà l’inaugurazione di una piccola esposizione del suo lavoro.
Pare significativo che la via a lui dedicata si trovi entro il centro studi di San Pietro e adiacente alla Scuola Media che Simonitti progettò nel 1963. La sua vita si svolse sotto il segno della consapevolezza che la cultura, in tutte le sua forme, anche quindi quella che prende forma nel paesaggio costruito dall’uomo, fosse la sola condizione che permettesse il riscatto di coloro che erano minoranza. Minoranza linguistica ma anche di coloro che erano socialmente ed economicamente più deboli.
E ancora ad una scuola, quella bilingue di San Pietro, indubbiamente la più importante conquista della Benečija, è legato il suo nome. Egli si impegnò perchè essa divenisse realtà, insieme ad un gruppo di persone raccolto intorno al nome del suo amico Paolo Petricig.
Il carattere eccezionale della esperienza di Simonitti fu la ricerca di una coerenza fra il suo lavoro culturale, politico e di insegnante con la sua professione e lavoro di architetto. Una coerenza e continuità di intenti perseguita sia nella difesa e restauro del patrimonio di testimonianze identitarie depositate nel paesaggio – difesa particolarmente urgente e preziosa dopo il terremoto del ’76 – che nel lavoro specifico di progettista.
In quest’ultimo si esprime con chiarezza un indirizzo ed una aspirazione che ha valore generale e riguarda il significato stesso della nozione di tradizione e di identità. Questa può avere significato ‘progressivo’ solo se capace di dialogare e confrontarsi con le forme (le tecnologie, i bisogni e le espressioni figurative) della nostra contemporaneità.
Architetto di formazione moderna ( importanti per lui architetti come Le Corbusier, Wright ed Aalto), reinterpretò il loro insegnamento innestandovi figure, tessiture e materiali dovuti alla sua interpretazione della architettura spontanea e del paesaggio delle Valli.
Un lavoro difficile e rischioso se si vuole rifuggire dalla nostalgia e dal folclore. La tradizione ed il suo insegnamento indicano una via, non una meta e Simonitti percorse questo arduo percorso con passione e coerenza. Una passione che trovava alimento nella sua tensione civile, in qualcosa che andava ben oltre l’architettura.
G. V.