shaurli+bolzDa tempo e da più parti si afferma che il connubio fra agricoltura e turismo sostenibile possa costituire la chiave in grado di rilanciare, e salvare, l’economia delle vallate della fascia confinaria della provincia di Udine.
“Aree degradate’, rimaste sinora ai margini dei processi di sviluppo che sono stati attuati in altre parti della Regione, come sono state definite durante l’incontro fra gli assessori regionali Sergio Bolzonello e Cristiano Shaurli e i sindaci dei comuni delle valli del Natisone tenutosi a San Leonardo lo scorso 9 giugno. Il settore dell’agricoltura, in particolare, e a maggior ragione nelle vallate, attraversa una fase cruciale.

Con il Piano di sviluppo rurale (Psr) che attende l’ok definitivo della Comunità europea e il consiglio d’amministrazione del Torre Natisone Gal (la società consortile che di fatto sarà chiamata a gestire sul territorio buona parte delle risorse del Psr) che, terminato il mandato, è in attesa del rinnovo delle cariche. Di questi temi abbiamo parlato con il (neo) assessore regionale Cristiano Shaurli che, già sindaco di Faedis, conosce bene limiti e potenzialità di sviluppo di valli del Natisone e del Torre.
A margine dell’incontro con sindaci e amministratori delle valli del Natisone insieme all’assessore Bolzonello, le valli del Natisone sono state definite “aree degradate”. Crede che l’agricoltura possa essere il motore di sviluppo per questo territorio?
“Sono assolutamente convinto che l’agricoltura, ormai ritenuta strettamente connessa con la tutela del paesaggio e quindi con il turismo, possa e debba essere uno dei più importanti motori di sviluppo delle valli del Torre e del Natisone. Nell’intera regione (quindi anche in queste vallate) il settore vive un momento cruciale. C’è, a tutti i livelli, una maggiore attenzione riguardo la provenienza, i trattamenti, l’etichettatura e la tipicità dei prodotti. Accanto alla crescita di attenzione per questi temi ci sono risorse importanti che premiano alcune filiere produttive. Le possibilità di intercettarle dipenderanno dalla capacità di aggregazione e pianificazione che i territori riusciranno a mettere in campo in questa fase. Significa quindi uscire definitivamente dalla logica dei contributi ‘a pioggia’ distribuiti ai singoli e, al contrario, premiare in primis la capacità di fare sistema.
Tra queste “risorse importanti”per il settore c’è sicuramente il Piano di sviluppo rurale che la Regione sta predisponendo di concerto con l’Unione europea. Quali saranno i tempi previsti per l’inizio della fase attuativa? Saranno sempre i Gal – quindi qui quello del Torre Natisone  – a gestirne la parte più importante?
“Di fatto il Psr è pronto. Attendiamo entro la fine dell’estate il via libera definitivo dell’Unione europea in modo che a settembre possano partire i primi bandi per i privati. Alcuni bandi comunque (sul biologico e sui pascoli) li abbiamo già preparati in queste prime settimane trascorse dal mio insediamento. Il dato positivo, per tutta la Regione, è che anche in questa programmazione saranno proprio i Gal a gestire l’asse Leader. A loro quindi verrà demandato il compito di mettere in campo una governance in grado di fungere da stimolo per le imprese private.”
Il Torre Natisone Gal, che non è riuscito a impiegare 200mila euro della precedente programmazione restituendoli alla Regione, anche perché partito in ritardo rispetto agli altri, non è stato fra i più ‘virtuosi’. Inoltre il Cda ha esaurito il suo mandato ed è in attesa del rinnovo delle cariche…
“Muovere ora delle critiche postume a quanto fatto nella fase appena conclusa credo sia assolutamente inutile. Ritengo più opportuno invece sottolineare come la sfida da raccogliere per il futuro dipenda esclusivamente dalle capacità della classe imprenditoriale e politica del territorio che deve mostrarsi capace di fare sistema, nei tempi e nei modi previsti dalla Comunità europea.
Quanto al rinnovo delle cariche, questo passaggio spetta ai vari soggetti che costituiscono la società consortile a partire dalla Comunità montana. Tocca a loro quindi far presto in modo da non farsi trovare impreparati.”
Il riferimento alla Comunità montana però sarà valido solo fino al prossimo gennaio 2016. Da allora cesserà la propria attività e valli del Natisone e del Torre, tra l’altro, si ritroveranno a far parte di due Uti (Unioni territoriali intercomunali) diverse. Chi determinerà quindi l’indirizzo politico del Gal, una volta chiuso l’ente di riferimento?
“È vero: alcune delle competenze della Comunità montana passeranno alle Uti, ma fra queste non c’è la partecipazione al Gal che anche oggi – già dal punto di vista geografico – non ricalca lo stesso territorio amministrato dalla Comunità montana (il Collio ad esempio ne è escluso). La gestione dei Gal sarà quindi separata dalle Uti e, in ultima analisi, quanto alla partecipazione pubblica, spetterà ai Comuni. Resteranno quindi società miste pubblico/privato, come richiede l’Ue, e una delle soluzioni per la gestione potrebbe essere la costituzione di una sorta di conferenza dei sindaci dei Comuni interessati. Ma anche questa scelta spetterà ai comuni del territorio. Il fatto che ci siano due Uti diverse nelle vallate del Torre e del Natisone quindi, non cambia nulla da questo punto di vista anche perché i vari municipi manterranno le proprie competenze sui Gal e sulla programmazione, anche quella trasfrontaliera. È chiaro poi che in sede di valutazione verranno premiati maggiormente i progetti d’area vasta (su quelli dei singoli) e ritengo quindi auspicabile che quest’area possa essere proprio quella rappresentata dalle valli del Natisone e del Torre insieme.”