terrazz_dona“Da anni a Topolò diamo spazio e attenzione alla conoscenza del territorio, cercando soprattutto di sensibilizzare i giovani” è la riflessione di Donatella Ruttar, curatrice della Postaja e dello SMO, con cui si è aperta la due giorni dedicata – sabato 8 a S. Pietro al Natisone e domenica 9 ottobre a Topolò – al paesaggio terrazzato, all’interno di un avvenimento come il Terzo incontro mondiale dedicato proprio a questo tema. Un territorio visto come patrimonio anche se, ha avvertito Ruttar, “non si può non iscrivere nella sua dimensione di paesaggio culturale”. Una battaglia forse ancora di nicchia, ma che proprio nelle relazioni dell’incontro pubblico – seguite al video realizzato sull’argomento per lo SMO da Paolo Comuzzi, con testimonianze di Tommaso Saggiorato, Paola Cigalotto e Giuseppe Ruttar –  ha invece dimostrato tutta la sua attualità. Soprattutto se riferita, è stato sottolineato, ad una realtà che rischia l’estinzione demografica, e quindi anche etnica.
Per Mauro Pascolini, geografo, docente dell’Università di Udine, “se anni fa l’avanzata del bosco era considerata un fatto positivo, perché voleva dire un guadagno migliore rispetto all’agricoltura, oggi non è più così. I terrazzamenti sono un patrimonio condiviso in tutto il mondo, non possiamo accettare l’idea di distruggerli ma dobbiamo trovare soluzioni diversificate per mantenerli.” Sugli strumenti possibili per la conservazione ed il ripristino delle terrazze (nella nostra zona specificatamente dei muri a secco) ci è arrivato alla fine Alessandro Peressotti, agro-ecologo ed egli stesso docente dell’ateneo udinese. Prima però ha chiarito i processi che hanno portato all’imboschimento dei nostri prati (la mancanza di cura dell’uomo, ma anche la scelta di piantare aceri e frassini, creando boschi prima mai esistiti in regione). “Oggi il terreno con muri franati significa non solo possibilità di dissesto idrogeologico, ma anche lo stesso impoverimento della parte viva del suolo” ha spiegato lo studioso, che ha indicato alcuni strumenti su cui la comunità locale, ma soprattutto i sindaci (magari a livello di Unione territoriale) potrebbe fare leva per dare un futuro ai nostri terrazzamenti: si va dalla nuova legge sui piccoli Comuni (approvata alla fine di settembre dalla Camera, deve però ancora passare al vaglio del Senato), alla legge sul pagamento dei servizi ecosistemici ed alle misure del Piano di sviluppo rurale. Non si tratta, è stato chiarito, solo di un discorso ecologico o legato al monitoraggio del fenomeno dei terrazzamenti, riguarda invece anche le possibilità di uno sviluppo legato alla produttività ed al turismo, come dimostrano esempi provenienti da altre parti d’Italia.
Quale è la realtà dei terrazzamenti in Slovenia l’ha infine spiegato Lučka Ažman, architetto e docente dell’Università di Lubiana: “La Slovenia ha solo il 14% del territorio pianeggiante, il resto è montuoso, le popolazioni hanno dovuto trasformarlo per rendere le aree pianeggianti ed utilizzabili per agricoltura o allevamento. Il 97% dei Comuni sloveni ha sul proprio territorio paesaggi terrazzati anche se, escluso il Carso, parte dell’area occidentale slovena e la zona sopra Capodistria, sono terrazze in terra. In Slovenia non ci si rende però conto, ancora oggi, dell’importanza di questo aspetto, in particolare per quanto riguarda la pianificazione urbanistica.”