Terre Alte a Topolò per riflettere su una rigenerazione dei paesi

Terzo di cinque incontri organizzati lungo la fascia transfrontaliera regionale per il progetto Terre Alte del Friuli Venezia Giulia – elaborato e sviluppato dalla società di consulenza Melius con la collaborazione della Cooperativa Cramars – quello di Topolò, avvenuto sabato 23 luglio, è servito a far emergere una riflessione collettiva su come poter rigenerare un territorio considerato fino a poco tempo fa difficile e respingente (uno sguardo sul passato del paese e delle Valli del Natisone come terre di confine è stato dato a inizio incontro da Donatella Ruttar) e rafforzare il senso di comunità. Sullo sfondo, ma neanche tanto, la prospettiva che queste zone possono avere con il loro inserimento nelle Aree interne, e in questo senso è stato molto utile il contributo dell’esperto di politiche del lavoro e del territorio Filippo Tantillo.
L’incontro – iniziato in mattinata con una visita allo SMO di San Pietro al Natisone – si è sviluppato nel pomeriggio come passeggiata narrante attraverso i punti simbolici di Topolò. Davanti alla Juliova hiša il direttore artistico di Postaja Topolove Moreno Miorelli ha raccontato la genesi dell’iniziativa, l’architetto Renzo Rucli ha poi narrato la storia del paese a partire dal 1600, quando c’erano 14 famiglie suddivise equamente tra la parte del paese inferiore (tutte con cognome Rucli) e quella superiore (tutte con cognome Gariup). Una storia, quella del paese, per altro contenuta nel libro ‘Topolò’, scritto da Rucli assieme a Renzo Gariup e don Mario Gariup, che venne presentato durante la prima edizione della Postaja. Dal 1600 il filo della storia e dell’evoluzione architettonica del paese si è dipanato fino ad arrivare ai più recenti progetti di ristrutturazione di alcuni edifici.
Nella parte superiore del paese i partecipanti all’incontro si sono quindi confrontati sui temi della creatività come fattore di promozione e evoluzione delle comunità e sulla centralità dei ‘margini’.
Maurizio Ionico, amministratore unico della società Melius, ha spiegato il senso del progetto Terre Alte: una riflessione su come far riabitare i luoghi e quali sono gli indirizzi possibili della rigenerazione. “I processi di rigenerazione o sono frutto di una relazione tra paesaggio e le persone, e allora possono determinare benefici non transitori – ha aggiunto – oppure possono limitarsi a ristrutturare alcune case per chi vuole passarvi il week-end”.
Sono quindi intervenuti Filippo Tantillo e Sara Marini, quest’ultima ordinario di composizione architettonica e urbana allo IUAV di Venezia, Vanni Treu della cooperativa Cramars, Vida Rucli (dell’associazione Robida, a cui va il merito di star creando le basi per un ripopolamento del paese attraverso un impegno culturale e sociale), Stefano Predan, ex segretario della Kmečka zveza della provincia di Udine e presidente dell’Istituto per l’istruzione slovena, e di altri partecipanti all’incontro.
Le conclusioni del progetto saranno tratte dopo l’ultimo incontro a Stolvizza, che a causa della complicata situazione provocata dall’incendio in Val Resia, è stato rinviato a domenica 11 settembre.

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