“I’m very american” mi dice sorridendo Julia ‘Jill’ seduta nella cucina di una casa di Oblizza. L’ho conosciuta, grazie a Clara Marchig che ci ospita, la sera prima al Kries di Tribil superiore. Poche parole, e pare una storia da raccontare, anzi già raccontata. Julia viene da Indianapolis, capitale dello Stato dell’Indiana, proprio quella delle 500 miglia, una delle competizioni automobilistiche più famose al mondo.

Per capire cosa ci fa a Oblizza, basta chiedere a Julia il cognome: Saligoe – Simmel. Saligoi ha cambiato l’ultima vocale, ma continua a tradire l’origine degli antenati di Julia. Il bisnonno si chiamava Giuseppe della famiglia dei Flipcjovi, veniva dal piccolo borgo ac- canto a Oblizza, è emigrato in America nel 1905 (era nato nel 1881). Il suo nome compare nella preziosa pubblicazione che Renato Predan e Mariadora Mangin hanno dedicato alla frazione di Stregna e ai suoi dintorni. Se si vuole tornare più indietro, a dare il nome al casato era stato Filippo (Flip) Saligoi, nato nel 1823, che si era fatto la casa accanto al fratello Stefano e là vi aveva portato la moglie Marianna Predan, Starnadicjova, di Oblizza, sposata nel 1858. Avevano avuto nove figli, tra cui Giuseppe, ma tre, di cui due gemelli, erano morti in tenera età.

Giuseppe dunque emigra oltre oceano. Racconta Julia che a Indianapolis una macelleria cercava gente da assumere dalla Slovenia, e probabilmente grazie alla Slovenian National Home di quella cit- tà nel 1905 aveva deciso di raggiungerla, diventando quindi macellaio. Due anni più tardi lo raggiunge Cristina Tomasetig di Paciuch, e là si sposano. Giuseppe diventa cittadino americano nel 1928. Dal matrimonio nascono cinque figli, uno di questi, William, avrà tre figli, e uno di loro, Joseph, è il padre di Julia. Che ha fatto in tempo a conoscere la bisnonna Cristina, morta nel 1988 a 103 anni.

Tutto questo la signora americana l’ha desunto dalle ricerche, oggi facilitate da internet, iniziate una quindicina di anni fa. “Avevano trascritto il nome di mio nonno in maniera errata – dice – così ho fatto fatica a ricostruire la genealogia. Tre anni fa sono venuta qui per la prima volta con mia figlia Evelyn, senza sapere cosa e chi avrei incontrato. L’unico punto di riferimento che avevo era Stregna. Senza sapere l’italiano ho provato a chiedere di Saligoi e mi hanno indirizzato a Oblizza, qui appena arrivata ho visto l’indicazione per il paese. La mia famiglia è imparentata con Amedeo Saligoi, che assieme a Marcellina e le sue sorelle ci ha davvero accolte con calore.”

Julia è poi tornata questo giugno assieme al marito, e conta di venire anche con l’altro figlio Max. Di Saligoi (o Saligoe, se vogliamo) ce ne sono in quel ramo famigliare, negli Stati Uniti, altri, ma lei è l’unica che vuole mantenere il contatto con le proprie radici in Benecia.

“Se non lo faccio con i miei figli – dice – tutto questo finirà, non ci sarà più niente che ci legherà a questi luoghi. Qui ho trovato un senso di comunità che negli Stati Uniti è difficile incontrare, mia fi- glia quando è venuta con me aveva 17 anni e mi ha detto che di tutti i posti in Italia che abbiamo visitato questo era il più bello.”

Julia ha anche un obiettivo: pur essendo “very american”, è di ottenere la cittadinanza italiana, per lei un modo per legarsi in maniera ancora più forte alle proprie radici, a quei volti che qui ha co- nosciuto e che hanno indiscutibilmente gli stessi tratti dei suoi antenati emigrati e vissuti negli Stati Uniti.