mongoliaDalla Francia meridionale alla Mongolia, qualcosa come 15 mila chilometri in bicicletta. È il viaggio intrapreso da Pierre e Lucie, francesci di Pau, località poco conosciuta ma vicina ad una più famosa, Lourdes. Non ne scriveremmo, se non fosse per un monaco buddista, e se non fosse per Polava. Nel paesino del comune di Savogna che ospita un monastero buddista li abbiamo incontrati la scorsa settimana, la mattina seguente una notte di temporale e di vento forte, ospiti della casa di Renzo e Vera. Era il 53º giorno di viaggio. “A Imperia – hanno raccontato – abbiamo conosciuto un monaco buddista francese che proveniva da un paese vicino al nostro, ci ha detto di andare in un monastero vicino a Udine e su internet abbiamo trovato Polava. Ma qui abbiamo chiesto e nessuno conosceva quel monaco, probabilmente lui si riferiva a quello di Arta Terme.”
La casualità li ha fatti dunque passare per le Valli del Natisone, e da qui proseguire per Trieste. Ma perché la Mongolia? “Lui ha sempre voluto viaggiare – è Lucie a spiegare – e allora gli ho proposto un viaggio in bicicletta. Abbiamo parlato con amici che erano stati in Cina. Poi la Mongolia ci interessa, a Pierre soprattutto che vuole andare a cavallo. Così scherziamo: ecco Asterix alla conquista della Mongolia.”
Pierre e Lucie sono attesi da migliaia di chilometri: dopo l’Italia seguiranno la costa dalmata, arriveranno in Grecia, Turchia, Iran, per proseguire verso oriente. Intanto hanno notato qualcosa di abbastanza sorprendente, e cioè che “i conduttori di auto in Italia sono prudenti, molto più che quelli francesi.” Le loro avventure le stanno riportando sul sito www.lesmousdugenoux.com.