Nelle giornate di sabato 30 giugno e domenica 1 luglio scorso a Spiazzo Rendena in Trentino si è tenuto il primo incontro degli arrotini e dei coltellinai al quale ha preso parte anche un consistente gruppo di arrotini della Val Resia, guidati da Domenico Lettig, presidente del CAMA, l’associazione degli arrotini di Resia.
L’evento ha previsto più momenti di incontro, confronto e di amicizia: dal convegno alla mostra, dalla sfilata alla santa messa presieduta dal vescovo di Trento. Oltre al fatto di aver dato la possibilità a coloro che praticano questo mestiere di incontrarsi e di scambiarsi opinioni, l’evento ha offerto anche spunti di riflessione sulle prospettive di questo antico mestiere. Fatto questo molto significativo visto che è uno dei mestieri molto praticati un tempo, molto meno al giorno d’oggi.
L’associazione degli arrotini di Resia (CAMA) è nata nel 1997 ed ha realizzato diverse importanti iniziative: dalla realizzazione del monumento all’arrotino (1998) all’apertura del museo (1999), dalla Festa dell’arrotino ai numerosi eventi organizzati fuori Resia per promuovere e far conoscere questo antico e affascinante mestiere.
Primo presidente del CAMA era stato Dante Lettig, in seguito, per molti anni ha ricoperto questa importante carica Giovanni Negro che ha promosso, tra le innumerevoli iniziative, la mostra degli arrotini in sedi prestigiose quali Villa Manin di Passariano e il Museo etnografico di Lubiana. Da alcuni anni presiede il CAMA Domenico Lettig, figlio di Dante, che dal padre ha ereditato anche il mestiere.
Al ritorno dal Trentino gli abbiamo posto alcune domande.
Che impressione ha avuto di questo primo incontro tra arrotini?
“Il raduno è stato un punto di riferimento per il futuro. Si è parlato naturalmente del passato e dell’emigrazione legata a questo mestiere; si è parlato della situazione attuale e di come viene vissuto ora ed è stato anche un punto di partenza per capire quali possono essere le prospettive future.”
Questo è molto interessante. Quali prospettive può avere questo mestiere?
“Anche in questa occasione è stato ricordato che manca personale, mancano forze giovani alle quali trasmettere questo mestiere che ha delle prospettive. Attualmente, e anche negli ultimi tempi, è calato sì il mercato privato, ma è buono il mercato legato ai professionisti (macellerie, ristoratori, parrucchieri, estetisti, etc.). Questo significa che c’è richiesta di lavoro qualificato. Un laboratorio di affilatura può ancora oggi lavorare bene. È un lavoro che non si apprende dall’oggi al domani ma richiede molto tempo e dedizione. Per questo è importante avere giovani che si avvicinino a questo mestiere.”
Con questa logica quest’anno avete organizzato anche il primo corso dedicato a coloro che vorrebbero avvicinarsi a questo mestiere, come sta andando?
“Si, quest’anno abbiamo avviato un laboratorio di affilatura tradizionale che ha preso avvio nei primi mesi dell’anno ed ha dato ai partecipanti la possibilità di avvicinarsi a questo mestiere da più punti di vista: siamo partiti con una descrizione storica, poi ci siamo soffermati sulle mole, gli abrasivi e gli acciai ed un terzo incontro è stato dedicato alle varie tipologie di affilature e, con il quarto incontro, abbiamo visitato a Maniago varie aziende coltellinaie ed il Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie. Il laboratorio ha avuto un buon riscontro ed è un punto di partenza. Pensiamo di proseguire e per il futuro prevediamo la possibilità di poter realizzare qualche cosa di concreto in valle. Le informazioni di base sono molto importanti, poi pian piano ci si specializza.”
Questa iniziativa è molto importante e la stessa associazione mondiale dei musei ICOM in un recente incontro tenutosi a Bologna ha sottolineato l’importanza dei musei nel tramandare ai giovani il patrimonio locale.
Da tanti anni la seconda domenica di agosto a Stolvizza è anche la giornata dedicata alla Festa dell’Arrotino. Quali sono le novità di quest’anno?
“Anche quest’anno riproponiamo questo appuntamento. Nella giornata di sabato ci sarà l’arrivo degli arrotini con le loro antiche krosme e biciclette. Quest’anno pensiamo di partire da Sappada. Ci sarà la santa messa al monumento che ricorda gli arrotini. Domenica, nell’area antistante il museo, gli arrotini faranno dimostrazioni per tutta la giornata. Le novità di quest’anno riguarderanno soprattutto i bambini. Abbiamo in programma qualche proposta interessante e divertente per loro.”
Il museo propone diverse iniziative anche al di fuori della valle. Quest’anno dove avete avuto modo di far conoscere questo caratteristico mestiere?
“Recentemente siamo stati presenti alla Festa del Perdon a Clauzetto, siamo stati a Cordovado per Sapori in borgo e a Bologna. La prossima domenica saremo al Bike Vintage, mentre il 22 luglio saremo presenti a Coltello in Festa che si terrà a Maniago. In questa occasione faremo anche laboratori di affilatura e riparazione ombrelli. A dicembre abbiamo in programma la partecipazione ad Artigianato in Fiera a Milano e a Telethon a Udine. A questi eventi partecipiamo già da diversi anni.”

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Il Museo dell’Arrotino, che si trova a Stolvizza, presenta in diverse sale la storia di questo mestiere con l’ausilio di macchinari storici, oggetti, documenti e fotografie. Molto spesso al museo è possibile vedere anche un arrotino dal vivo che arrota forbici e coltelli.
Nel 2017 il Museo compie un altro passo importante nella sua crescita: sostenuto dal Museo della Gente della Val Resia e dall’Istituto per la cultura Slovena di San Pietro al Natisone, nell’ambito del progetto regionale MI SMO TU, ha assunto un dipendente per l’apertura regolare del Museo, che fino ad allora era garantita dai volontari dell’associazione. Questa apertura è di fondamentale importanza e sta dando notevole impulso a tutta l’attività. L’operatrice museale è Mara Paletti, giovane resiana che da anni è attiva in diverse realtà culturali e di volontariato.
Il Museo dell’arrotino è aperto ogni giorno da martedì a domenica e per ogni ulteriore informazione si può consultare il sito www.arrotinivalresia.it.