In settimane in cui, dalle poltroncine di X-Factor agli editoriali colti, si canta della morte del rock, in un’epoca in cui le politiche sulle comunità linguistiche minorizzate sono sparite da dibattiti e agende di Stati ed Ue, la quarta edizione di Suns Europe ci ha mostrato, e cantato, una storia completamente diversa. La serata clou dell’evento organizzato da Radio Onde Furlane insieme ad ARLeF, Regione, Comune di Udine, Fondazione Friuli, ed etxe pare – lo scorso primo dicembre al “teatrone” di Udine (pieno, nonostante l’evento fosse a pagamento) – ha infatti proposto nove canzoni in altrettante lingue minorizzate. Espressioni artistiche diverse, suoni e ritmi che hanno spaziato dallo stoner rock all’elettronica. Ma un unico, solido, filo conduttore che è lo slogan della rassegna: diritto alla lingua, diritto alla diversità.
La giuria tecnica ha scelto di premiare la “creatura elettrica” (Esser elècrtic) del duo Janski. La band maiorchina ha proposto un genere che autodefiniscono “electroverse”: base tecno impreziosita da apprezzabili cambi di ritmica, arrangiamento jazz-rock con gli inserti funambolici di flauto traverso e poesia cantata in catalano. Un brano, è stata la motivazione della giuria per il premio, che è “in grado di proiettare nel futuro la canzone in lingua minorizzata”.  Il pubblico del Giovanni da Udine ha invece votato per l’affermata, benché giovanissima, cantautrice Martina Iori. Nella lingua “cugina” del friulano (come l’ha definita la stessa artista sul palco, intervistata dai conduttori Michele Polo e Natalie Fella) il ladino della Val di Fassa, Martina ha portato a Suns il singolo Mërz del suo primo Lp (Amore e Buscofen). Un inno contro la depressione e la chiusura in se stessi, in un abito orecchiabile ma non scontato e una voce cristallina che le è già valsa diversi riconoscimenti.

L’articolo completo nell’edizione cartacea del Novi Matajur del 5 dicembre 2018, le fotografie sono di Andrea Tomasin