A Topolò ricordando Valentino Gariup, l’uomo che amava le mappe del mondo

Grazie all’associazione Robida, che riunisce soprattutto giovani del luogo, riprende vita la biblioteca di Topolò dedicata a Valentino Gariup. È stato questo, nel pomeriggio di lunedì 13 luglio, il primo dei tre appuntamenti organizzati presso la casa Juliova, in una giornata che normalmente sarebbe stata parte del periodo della Stazione. Che, come noto, si terrà invece, per la situazione legata all’emergenza Covid-19, dal 28 agosto al 13 settembre. Una data, quella del 13 luglio, non casuale, visto che per la comunità slovena rappresenta il ricordo dei cento anni dall’incendio del Narodni dom a Trieste.

La biblioteca era stata ideata dall’artista americano John Hogan diciotto anni fa, poi in qualche modo il progetto ha perso forza. L’iniziativa di rilancio è stata presentata da Vida Rucli, per altro pronipote di Gariup. “Già da un po’ – ha spiegato – era in noi tornato l’interesse verso la biblioteca, anche per la figura di Valentino Gariup, che era un personaggio par- ticolare, che non tutti i paesi hanno avuto la fortuna di avere.”

Anche la biblioteca è particolare: raccoglie solo i ‘libri del cuore’, quelli che per ognuno dei donatori sono stati importanti. “In questo modo – ha detto ancora Vida – la raccolta di libri acquisisce anche un’anima collettiva, più ampia, del paese.” Al momento i libri donati sono circa 150, molto diversi tra di loro, anche in lingue diverse. La speranza è che la biblioteca ora funzioni davvero attraverso l’attività del prestito.

Valentino Gariup – Drjonu era nato nel 1872 ed è morto nel 1958. Viveva da solo in una casetta, che non esiste più. La sua camera da letto – come hanno ricordato prima Vida e poi Renzo Rucli, nipote di Valentino, del quale ha un ri- cordo ancora vivo – era tappezza- ta da carte geografiche, in particolare una grande del mondo. La finestra dava verso la valle, sotto la finestra teneva altri libri, così come su alcune mensole. Un documento rimasto è una lettera che inviò alla biblioteca nazionale di Lubiana ringraziando per alcuni libri che gli aveva mandato e chiedendone altri. Nella lista c’erano opere come ‘Le mille e una notte’ e libri in lingue slave.

Valentino (che ebbe tre figli: Eugenio, Franz e Amalia, mentre la moglie morì molto giovane) non era il classico uomo robusto di un tempo, abituato a lavorare nei campi. Preferiva, come ha raccontato Renzo, guadagnarsi una cena andando in giro per le case di Topolò a raccontare le storie che aveva letto e studiato, e i luoghi del mondo. Era rimasto molto colpito, ad esempio, dalla costruzione del Canale di Suez, del quale narrava le vicende disegnando le mappe con la cenere del focolare.

“Quando Valentino è morto – ha ricordato ancora il nipote – i paesani hanno deciso di ‘fare pulizia’: hanno sgomberato tutto ciò che c’era nella sua casetta, accatastato e bruciato.”

Di lui è rimasto quindi ben poco, una delle cose è la sua carta d’identità, anche se poco leggibile e con la fotografia rovinata dall’umidità.

Il pomeriggio è continuato con la presentazione della raccolta di poesie della giovane autrice slovena Katarina Gomboc Čeh ‘Naselili smo se v tkanine / Ci siamo insediati nei tessuti’, frutto di un progetto di residenza organizzato anche questo dall’associazione Robida, e con una lezione-conversazione dello storico Tommaso Chiarandini su minoranza slovena, Venezia Giulia e fascismo. Un altro modo per ricordare, da Topolò, come proprio in quella giornata si è concretizzata la restituzione alla comunità slovena del Narodni Dom di Trieste, dato alle fiamme dai fascisti nel 1920. Un segnale inequivocabile di una rinnovata e proficua normalità nei rapporti tra comunità che da sempre hanno convissuto sullo stesso territorio.

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