Chiude il Potok di Oblizza, ultimo ‘avamposto’ di cultura

“È una decisione che abbiamo preso con lacrime e sorrisi insieme. Da un lato il sospiro di sollievo per il tempo libero che avremo a disposizione da adesso in poi, dall’altro il rammarico per la fine di questa esperienza che ci ha dato grandissime soddisfazioni”. In queste parole di Zeno (Tami) e Anna (Braida), i sentimenti contrastanti per la fine dell’avventura del ‘Čirko Potok’ di Oblizza, nel comune di Stregna.

Una frazione montana, come ce ne sono tante nelle Valli del Natisone, che ha sofferto marginalizzazione e spopolamento e quindi la progressiva scomparsa di spazi sociali e possibilità di incontro. Fino al maggio del 2015, quando Zeno ed Anna, con Francesco Qualizza, hanno preso in gestione l’edificio dell’ex scuola del paese. Ristrutturato dodici anni prima, ma sino ad allora rimasto inutilizzato. In quattro anni e mezzo, con l’associazione Potok, hanno organizzato più di cento eventi, di cui abbiamo scritto spesso su queste pagine. La musica innanzi tutto. Ma anche teatro, mostre, poesia, conferenze e – nel 2019 – un centro estivo per bambini.
Dopo quattro anni e mezzo però la scelta di chiudere.

“In questi anni – spiegano Anna e Zeno – abbiamo dato tutto, lavorando tutti i week end gratuitamente per il circolo e siamo arrivati al punto in cui le pur grandi soddisfazioni che abbiamo raccolto non bastavano”.
Non c’è, però, solo la fatica di quattro anni di volontariato alla base della decisione: “Sicuramente ha pesato il carico di lavoro ‘aggiuntivo’ che abbiamo dovuto accollarci per risolvere le questioni burocratiche che hanno impegnato la metà delle ore che abbiamo dedicato al circolo. Abbiamo gli stessi obblighi che ha un bar del centro di Udine, e questo è impensabile. Anche i finanziamenti che si fanno per la montagna non sono adatti alle piccole realtà come quelle delle Valli del Natisone. Bandi e progetti sono rivolti a chi ha già disponibilità economiche per fare gli investimenti, ma non sono adatti alle associazioni di volontariato. Questa è una correzione su cui dovrebbe intervenire la politica. Anche per abbattere i costi fissi comunali.”

Anche perché, ci dicono durante la chiacchierata, “gli eventi culturali sono stati solo una parte del lavoro del circolo. In una zona in cui manca tutto, le richieste si sono moltiplicate e abbiamo cercato di venire incontro a queste esigenze, soprattutto della popolazione anziana: il pane la mattina, le cene per le signore del paese, l’aiuto per il senjam, i piccoli buffet dopo i funerali…”.
“La soddisfazione più grande – sottolineano – è stata sentirsi dire proprio dagli abitanti di Oblizza che ‘abbiamo fatto rivivere questo paese’. Per questo resteremo in contatto con questa realtà e non cesseremo l’attività dell’associazione continuando ad organizzare i nostri eventi”.

Zeno ed Anna, che resteranno comunque a vivere nel comune di Stregna, riconoscono il limite di non essere riusciti ad allargare la rete di volontari. “Come accade spesso nelle Valli del Natisone, i pochi giovani che ci sono, oltre agli impegni lavorativi, sono spesso attivi in tantissime realtà associative, e il tempo libero a disposizione è poco”. Ma, aggiungono, “il nostro auspicio per il futuro dell’ex scuola è che si possa creare una rete fra le forze propositive che sono attive sul territorio, per giungere magari ad una gestione condivisa della struttura.”

Di sicuro, in questi anni i ‘Potokki’ hanno dimostrato che la ‘domanda’, la necessità, di socialità esiste anche nei posti più periferici. Che se ‘l’offerta’ culturale è valida, in queste realtà, c’è anche lo spazio per invertire la tendenza all’abbandono. Serve però l’intervento e la volontà politica di ridurre le diseguaglianze di partenza fra centro e periferie.
Le istituzioni cioè, non possono delegare il proprio compito al volontariato (o a piccolissime amministrazioni comunali).

komentarji: 1

  1. Sono assolutamente d’ accordo. Ma si sa la politica è buona a parole, ma assente nei fatti. Isabella

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