Negli anni Novanta del secolo scorso ha rischiato di diventare un enorme centro commerciale, un progetto decaduto per il fallimento dell’azienda che l’avrebbe voluto realizzare. Dal settembre dello scorso anno è invece un nuovo, grande spazio dove presentare, a Lubiana, il meglio dell’arte contemporanea slovena e internazionale. La Cukrarna, lo Zuccherificio, è un enorme edificio non lontano dal centro della capitale. Un gioiello architettonico di 5679 m2 e circa 360 piccole finestre, per la cui ristrutturazione – durata tre anni e consistita nella rimozione di tutti gli elementi strutturali interni e nella conservazione e consolidamento delle pareti esterne – sono stati spesi 21,6 milioni di euro.

La storia
La Cukrarna ha radici triestine. Nel 1828 Rossmann & Pelican, grossisti di borsa di Trieste, chiesero il permesso per costruire una raffineria per lo zucchero. Dapprima presso Domžale, poi a Lubiana, più vicina all’ufficio doganale. I due soci scelsero per la struttura uno spazio nel sobborgo di Poljana, sulle rive della Ljubljanica, dove all’epoca c’era un’importante arteria stradale.
La fabbrica entrò in funzione nel dicembre 1828, con al lavoro 22 operai. Nel corso della sua storia lo zuccherificio cambiò spesso proprietari, motivo per cui mutava spesso anche il nome dello stabilimento. Già nel 1831, comunque, gli edifici furono ampliati e il numero dei dipendenti salì a 45. Nel 1835 fu installata la prima macchina a vapore nel territorio dell’attuale Slovenia.
Verso la metà del 1800 la fabbrica attirò l’interesse della società triestina Brentano & Comp, che diedero maggiore impulso alla produzione della raffineria e un ampliamento della struttura. Gli anni seguenti rappresentano il periodo di maggior prosperità dell’industria saccarifera di Lubiana. Negli anni dal 1853 al 1856 la raffineria contava da 200 a 225 lavoratori. Vendeva zucchero e sciroppo anche all’Ungheria e ai paesi balcanici. La fabbrica realizzò enormi profitti e salì al primo posto tra le raffinerie della monarchia austro-ungarica.
Il 25 agosto 1858 l’incuria di un operaio provocò un incendio che distrusse la fabbrica, il magazzino, le attrezzature e la maggior parte delle scorte di zucchero. Questo fatto segnò il declino della raffineria di Lubiana, sommato alla concorrenza sempre più agguerrita dei produttori di zucchero di barbabietola. In seguito a entrare in possesso dell’edificio furono prima la Banca nazionale austriaca e quindi un grossista di Zagabria, che ci guadagnò affittando l’intero edificio alle reclute dell’esercito austro-ungarico. Attorno al 1870 vi venne installato il tabacchificio statale, ma nel 1872 l’edificio patì di nuovo un incendio. Da allora in poi, e fino alla caduta della monarchia, fu usato come caserma. Vi trovarono rifugio anche i lubianesi poveri e senza fissa dimora, tra questi i poeti Dragotin Kette e Josip Murn – Aleksandrov, che lì, a causa della tubercolosi, spirarono.
In seguito la proprietà passò ad un’azienda di maglieria e tessuti. Durante la Seconda guerra mondiale le cantine fungevano da rifugi. Dopo la guerra, in una parte degli edifici furono depositati mobili e altri oggetti confiscati.
Dopo il conflitto l’edificio accolse nuovamente persone socialmente vulnerabili, diventando luogo di transito per i lavoratori delle imprese edili e per i beneficiari della previdenza sociale. Anche i venditori del mercato di Lubiana vi trascorrevano la notte. Ospitò anche uffici pubblici, una fabbrica di carrozzine per bambini e un laboratorio di teatro dei burattini. Questo fino al tentativo di farne un centro commerciale e alla sua definitiva riconversione in spazio espositivo.


La Cukrarna oggi
Con lo status di monumento culturale, lo zuccherificio è stato oggetto di una reinterpretazione architettonica conservativa, per cui sono stati preservati l’aspetto della copertura e l’originario perimetro esterno. Al suo interno è stata inserita una struttura in acciaio, che ospita quattro spazi adibiti a galleria. La struttura pende dal tetto e non tocca terra in nessun punto. All’edificio è stato aggiunto un piano interrato che si trova al di sotto del livello del letto della Ljubljanica.

La quarta generazione di Michelangelo Pistoletto
Due piani della Cukrarna ospitano attualmente (fino al 5 marzo 2023) una mostra antologica di Michelangelo Pistoletto intitolata ‘Quarta generazione’. Pistoletto, nativo di Biella, è considerato il padre dell’arte povera in Italia e uno dei più importanti e influenti artisti del ventesimo secolo. Al secondo piano della galleria sono raccolte opere di un periodo, gli anni Ottanta, poco presentato, comprendente, oltre a disegni, dipinti e sculture, anche un murale nero su una parete di 70 metri. Al primo piano espone invece i suoi ‘Specchi’ più riconoscibili, da un autoritratto del 1961 ai suoi lavori più recenti, oltre all’opera ‘Minus objects’, con la quale a metà degli anni Sessanta indicò le prime tendenze del movimento dell’arte povera. La mostra – che comprende anche la famosa ‘Venere degli stracci’ – si conclude con il progetto ‘Terzo Paradiso’, che dal 2003 occupa un posto centrale nell’opera dell’artista. Simbolo caratteristico del progetto è un segno matematico che tende all’infinito, con il quale l’artista riflette sulle diverse relazioni interpersonali, indica la necessità di convivenza e l’assunzione di responsabilità individuali nei confronti degli esseri umani e della natura, e allo stesso tempo pone la vita al centro dell’infinito.
(m.o.)