Dallo scorso febbraio il nuovo presidente dell’Associazione Mittelfest è Federico Rossi. Nato nel 1949, risiede a Villacaccia di Lestizza, dove molti anni fa ha ideato il progetto Colonos, definito da Philippe Daverio “centrale di resistenza culturale”.
Giornalista, ha diretto per dieci anni radio Onde Furlane e per cinque il mensile La Patrie dal Friûl.
Dal 1988 al 1993 è stato consigliere regionale verde-autonomista. Sulla base di una sua iniziativa legislativa il consiglio regionale ha approvato la prima legge per la tutela e la promozione della lingua friulana. Dopo la sua prima conferenza stampa come presidente dell’associazione che organizza il festival di Cividale, gli abbiamo posto alcune domande.mittel

A cinque mesi dalla nomina di presidente del Mittelfest quali sono le impressioni che ha avuto rispetto a questo incarico?
“Per prima cosa, operando all’interno, mi sono convinto ulteriormente del grande valore e delle grandi potenzialità che ha il Mittelfest nel proiettare il Friuli e la regione in un orizzonte europeo. L’Europa è nel nostro dna, anche se purtroppo non ne abbiamo sufficiente consapevolezza. Inoltre la squadra di cui siamo dotati è ottima sia dal punto di vista delle professionalità sia dei collaboratori, che trovo molto motivati.”
Esiste comunque una grande distanza, per non dire un abisso, tra la tua esperienza nel ‘microcosmo’ di Colonos e quella del Mittelfest, festival di rilevanza internazionale ma sul quale ha sempre pesato la ‘mano politica’ della Regione. Penso anche ad altri motivi di distanza, come le risorse che le due iniziative hanno, molto diverse tra loro…
“La Regione considera Mittelfest un progetto culturale strategico, in cui investe un budget importante, ed è nelle cose che si riservi il diritto di nominare il presidente e indicare i direttori. È vero, i Colonos e Mittelfest sono su due scale di grandezza enormemente diverse. Personalmente ritengo che la zona più sensibile sia quella in cui si gioca un rapporto di fiducia e correttezza tra le persone e l’autonomia politica, da intendersi come collaborazione necessaria, ma senza essere ‘sotan’ di alcuno.
Come far combaciare però queste due realtà? Forse è possibile portare lo spirito di Colonos al Mittelfest?
“Ho scommesso nella non facile impresa di dimostrare che un microcosmo e un macrocosmo culturale possono non essere antitetici, ma nel momento in cui dovessi constatare che le premesse etiche e politiche che ho appena detto non possono realizzarsi ne trarrei le logiche conseguenze.”
Roma sta minando la specialità regionale, ha affermato durante la conferenza stampa. E la Regione come si sta muovendo?
“La specialità è una prerogativa che va difesa con determinazione dal neocentralismo statale, ma prima ancora è un valore da coltivare con un impegno politico e culturale costante. Se guardiamo i fatti concreti dobbiamo purtroppo constatare che le nostre classi dirigenti, da quella politica a quella economica e culturale, non hanno metabolizzato il fatto che l’originalità di questa regione europea, con la sua centralità internazionale e la ricchezza delle lingue e delle culture, non è solo un valore aggiunto, ma il substrato che dovrebbe animare tutte le scelte.”
Sì ai grandi eventi ma teniamo conto delle piccole realtà, ha anche detto. L’ultimo esempio eclatante è la crisi del circolo Menocchio. Cosa fare per mantenerle ed anzi valorizzare maggiormente. Che consigli darebbe alla Regione?
“Se i grandi eventi hanno senso, lo hanno ancora di più le mille esperienze culturali disseminate nel territorio. Alcuni esperti tedeschi hanno denunciato che la gran parte delle risorse economiche è indirizzata alle grandi strutture culturali pubbliche,  che intercettano il 4-5 per cento della popolazione, la fascia più ricca e più colta. Sono proprio le culture radicate nel territorio che ampliano l’utenza con un lavoro capillare e continuativo, promuovendo la crescita delle comunità locali. Sono presìdi che la Regione, nel momento in cui mette mano a una riforma culturale, farebbe bene non solo a tutelare, ma promuovere il più possibile.”
Mittelfest significa Cividale, ma raramente c’è stato nella cittadina un feeling particolare per il festival, spesso anzi vissuto con ‘distacco’. Cosa pensa si possa fare per affermare finalmente una simbiosi tra Cividale ed il festival, un po’ come avviene, ad esempio, con Pordenone per Pnlegge?
“È un problema complesso e annoso. Purtroppo il ritardo nel rinnovamento delle cariche e l’urgenza di predisporre l’edizione Mittelfest di quest’anno non ci hanno lasciato tempo sufficiente per avviare percorsi e strategie di avvicinamento, di feeling con la comunità cividalese. Spero che a festival concluso potrà essere una delle prime questioni che prenderemo in considerazione.”