La Capitale europea della cultura sarà inaugurata l’8 febbraio 2025. Lo hanno annunciato i ministri della cultura, la slovena Asta Vrečko e l’italiano Gennaro Sangiuliano. Una data importante in particolare per la Slovenia in quanto l’8 febbraio è dedicato alla cultura e nel Paese è festa nazionale. Sarà dunque proprio la poesia la massima espressione dell’avvenimento che coinvolge le due città che hanno scelto France Prešeren e Giuseppe Ungaretti come ‘sponsor’ dell’avvenimento. Il primo è il massimo autore romantico sloveno, del quale il componimento ‘Il Brindisi’ (Zdravljica) è diventato l’inno nazionale della Slovenia. L’otto febbraio nasceva Giuseppe Ungaretti, autore di poesie indimenticabili, molte delle quali scritte proprio su queste terre, durante la prima guerra mondiale.
Soddisfazione per la decisione presa dai due ministri è stata espressa dalla senatrice slovena Tatjana Rojc, che ha sottolineato come questo evento internazionale deve essere riempito di contenuti e di strutture che rimangano in stabile eredità al territorio, come patrimonio attrattivo di un’area che ha bisogno di rilanciarsi e può farlo solo mettendo l’accento sulla sua storica vocazione di ponte tra mondi.
Del ruolo della letteratura si è parlato al Kulturni dom di Gorizia dove mercoledì 8 è stata celebrata la Giornata della cultura slovena alla presenza del professor Miran Košuta, che ha tradotto in italiano le poesie di France Prešeren. Alla serata hanno presentato il film-documentario dal titolo ‘Sulle tracce della letteratura slovena’, ovvero l’incontro-intervista tra Miran Košuta e il giornalista goriziano Andrea Bellavite.

La cultura slovena è sempre stata una cultura dell’accoglienza
Il documentario ha come obiettivo principale proporre al pubblico italiano una migliore conoscenza della realtà culturale slovena. L’interscambio culturale, la libera circolazione del sapere, della conoscenza e di esperienze è alla base del progresso ed è il miglior artefice di pace, armonia tra le persone e i Paesi. Questo il pensiero di Miran Košuta che ha sottolineato come la cultura slovena è sempre stata una cultura dell’accoglienza, ricevendo, metabolizzando da altre culture, in primo luogo da quelle contermini e vicine, quella tedesca e quella italiana. Con queste contaminazioni ha plasmato, nel corso dei secoli, la propria identità e ha saputo esprimere eccellenti poeti e scrittori, da Primož Trubar, a France Prešeren, Ivan Cankar, Srečko Kosovel, Simon Gregorčič, Ciril Zlobec e Boris Pahor. L’ospite triestino ha per ognuno di loro tracciato un profilo che li colloca all’apice della realtà culturale slovena ma anche di quella europea.

Un pregiudizio ancora presente
Per Miran Košuta, però, non è ancora superata la diffidenza e la contrapposizione tra sloveni e italiani. Si vive ancora gli uni accanto agli altri senza far parte dello stesso corpo. Ed è forse per questo motivo, si è chiesto, che in Italia gli autori più emblematici della realtà culturale della Slovenia sono poco conosciuti? Una risposta l’ha data Andrea Bellavite sostenendo che fino alla fine della Seconda guerra mondiale, in particolare durante il regime fascista, i popoli slavi erano dei popoli barbari, per cui si potevano tranquillamente sacrificare 500 mila sloveni. Questo pregiudizio è rimasto vivo anche nel dopoguerra in quanto nel substrato è presente l’idea di una cultura che non è interessante e che è espressione di un dio minore. Ecco perché bisogna intensificare gli incontri e vivere insieme, come da anni sta facendo il Kulturni dom. Conoscere la letteratura, le arti figurative, i paesaggi e il carattere del popolo sloveno vuol dire fare un’opera di sradicamento di una visione unilaterale, ignorante, che ci richiude in noi stessi e ci fa essere meno umani.
(r.p.)