lirio“Pif mi ha chiamato a Natale, mi ha detto che dovevo assolutamente venire a Topolò. La mia impressione? Quello che colpisce è che qui tutti lavorano per un obiettivo comune.” Lirio Abbate, caporedattore dell’Espresso, è giunto già venerdì sera a Topolò, un primo sguardo al paese e alla sua Postaja prima dell’evento ‘Furto di cuore e abuso di sorriso’ che ha condotto assieme a Pif (Pierfrancesco Diliberto, conduttore televisivo e regista di ‘La mafia uccide solo d’estate’), la sera successiva. Seguito a pochi metri, sempre, da almeno uno dei quattro poliziotti che formano la sua scorta.
Abbate, palermitano, deve esserci abituato: ha la scorta da quasi nove anni, prima per le minacce della mafia siciliana, poi per quella romana. Assieme a Pif, che era per la quarta volta a Topolò, sabato davanti a circa 500 persone, Abbate ha proposto “le prove di un ipotetico spettacolo che forse non si farà mai”.
Un racconto a due (ma Pif prevaleva di molto) basato soprattutto sulle intercettazioni di alcuni mafiosi che renderebbero ridicolo un fenomeno che dalla Sicilia si è ormai propagato in tutta Italia, non fosse per la scia di morte e distruzione che da decenni ha lasciato alle proprie spalle. Pif e Abbate sono accomunati dal mito di Peppino Impastato, che prendeva in giro la mafia tramite una radio locale.
L’ironia, pur se amara, contraddistingue anche ‘Furto di cuore e abuso di sorriso’, il titolo dell’evento che esso stesso è una citazione tratta dalle intercettazioni. Altre, meno poetiche, sono servite, ad esempio, ad individuare cento anni dopo il mandante dell’omicidio di Joe Petrosino, poliziotto americano di origine italiana venuto in Sicilia a indagare sulla mafia, e da essa ucciso. “Oggi la mafia ha una nuova strategia – hanno concluso Pif e Abbate – che è quella dell’invisibilità. È arrivata anche al nord dove non c’erano anticorpi, e sta facendo affari. E le persone oneste, così, ci perdono.”
Ma alcuni anticorpi ci sono. Pif sogna “di realizzare un museo dell’antimafia, intanto ho creato un’applicazione, che si chiama NOma, per ricordare le vittime della mafia, un percorso multimediale sui luoghi degli attentati palermitani narrato da alcune popolari voci della cultura e dello spettacolo.”