Di Angelo Floramo si può dire molto e non è mai abbastanza. Insegnante, medievista, collaboratore di quella preziosa nicchia che è la Biblioteca Guarneriana di San Daniele (una visita con la sua guida dovrebbe essere obbligatoria soprattutto nelle scuole), scrittore, appassionato di vicende balcaniche, Floramo è soprattutto un uomo di cultura che non ha mai fatto pesare a nessuno tutta la sua immensa conoscenza. Un pregio straordinario, al giorno d’oggi.
Bottega errante, che già aveva pubblicato ‘Balkan Circus’, ‘Guarneriana segreta’ e ‘L’osteria dei passi perduti’ ha dato da poco alle stampe ‘La veglia di Ljuba’.
Presentato come il primo romanzo di Floramo, è in realtà il racconto onesto – e per questo eccezionale – di un uomo (suo padre) che ha attraversato il Novecento in equilibrio sul confine orientale. Luciano Floramo, che a una ricerca su internet viene ricordato solo per essere stato consigliere regionale, presidente dell’ospedale di Udine, sindaco di San Daniele, è stato in realtà uno degli esempi di come un confine difficile come era quello tra Jugoslavia e Italia poteva essere anche cerniera.
Figlio di un ferroviere socialista siciliano mandato al confino (e al confine), aveva vissuto l’infanzia a Sveto, poi brevemente a Trieste, infine si era trasferito in Friuli.
Il racconto biografico e autobiografico di Floramo figlio si dipana tra le due dimensioni: l’infanzia nel villaggio del Carso, la guerra, la lotta partigiana da una parte, il dover ricominciare una vita altrove, in Friuli, dall’altra. Ma è stata una vita, quella del padre di Angelo, infine fortunata, anche per la presenza costante della moglie Laura, la Ljuba del titolo.
Angelo – che ha ereditato dal padre l’amore per i libri e per la cultura in generale – ha scritto questo ennesimo suo racconto, probabilmente il più sofferto, “quasi fosse un’esigenza intima, insopprimibile, che mi rendeva odioso ogni altro dovere, ogni altra distrazione capace di tenermi lontano da quest’ultima confessione.” (m.o.)