Che Romano e Giampaolo Piccoli amino la storia – quella personale, della propria famiglia, ma anche quella, più in generale, del territorio in cui vivono, lo si capisce dai documenti e dalle fotografie appese nel piccolo ufficio del proprio negozio nel cuore di Cividale, considerata la più vecchia ferramenta italiana ancora in attività. E così ecco saltare fuori da un angolo della loro casa dei documenti (alcuni registri e un avviso) che ci riportano ai primi decenni del 1800. E che riguardano in particolar modo il tratto di strada che già allora collegava Cividale a Caporetto. L’avviso è nientemeno che dell’allora imperatore Francesco I d’Austria. Siamo nel 1824 e il territorio friulano fa parte del Regno Lombardo-veneto mentre la zona dell’Alto Isonzo rientra nella Contea principesca di Gorizia e Gradisca, che fa parte del Regno d’Illiria. Due Regni diversi, anche se entrambi sottoposti alla sovranità
asburgica.

L’imperatore quindi nell’avviso dà piena esecuzione al contratto già stipulato tra il governo austriaco da una parte e Lorenzo Foramitti, Giuseppe Foramitti, Agostino Nussi, Niccolò Piccoli (trisnonno di Romano e Giampaolo), Giorgio Bernardis di Cividale e Giuseppe Pagliaruzzi di Caporetto dall’altra con il quale questi ultimi si impegnano a mantenere in buono stato, a proprie spese e per 50 anni, il tratto stradale del Natisone.
Il contratto precisa anche i diritti che i gestori possono riscuotere da chi percorre la strada: la moneta con cui si pagava il pedaggio era il carantano. L’avviso ritrovato dai fratelli Piccoli contiene in realtà la spiegazione dei registri che hanno ritrovato di recente: sono proprio quelli dove venivano annotati nome, provenienza e quanto versa per il pedaggio chi fino al 1866, anno dell’annessione di queste terre al Regno d’Italia, ha percorso un tratto stradale sempre di grande rilevanza commerciale.