‘Riba Faronika’, come la Slavia visse e superò il terremoto del ’76

È fresco di stampa il volume ‘Riba Faronika’, edito dal Centro studi Nediža e dall’Istituto per la cul- tura slovena di S. Pietro al Natisone, che ricorda come la Slavia friulana visse la tragedia del terremoto del 1976. Il volume è in realtà il compendio di un ampio progetto realizzato nel 2016, quindi in occasione del quarantennale, comprendente un convegno, un’esposizione di francobolli che hanno relazione con eventi sismici nel mondo, oltre che laboratori creativi nelle scuole e mostre di fotografie, che furono soprattutto momenti di condivisione con chi aveva vissuto quell’esperienza.

Riba Faronika è un essere marino della mitologia slovena: metà donna e metà pesce, e dotato di due code il cui movimento sarebbe la causa dei terremoti. La pubblicazione con questo titolo ha come momento centrale, anche nell’impaginazione, le testimonianze e le relazioni del convegno ‘Tra memoria, attualità e futuro’ che si tenne a S. Pietro a quarant’anni dal sisma. Ma sicuramente ha il suo punto di forza nelle immagini dell’epoca e nelle testimonianze di alcune persone (in dialetto sloveno o in italiano) che con molta genuinità raccontano come vissero i momenti terrificanti seguiti alla prima scossa del 6 maggio, ed i giorni e le settimane successive. Sono Gabriele Tropina, Roberto Tropina, Adriano Venturini, Giovanna Chiabai, Paolo Jussig, Pio Dorbolò, Andrea Visentini, Giordano Sdraulig, Rita Gueli, Paolo Venuti, Patrizia Coceanig, Paolo Blasutig, Giorgio Blasutig, Roberto Bevilacqua, Alberto Bevilacqua, Maria Rosa Quarina, Fran- co Borghese, Giorgetta Birtig, Maria Trusgnach, Adriana Scrignaro, Franca Costaperaria e Loretta Quarina.

Quasi tutte queste persone vivevano nelle due località più colpite delle Valli del Natisone, Azzida e Vernasso. Ma l’intera Benecia si vide costretta a ripensare non solo una nuova fisionomia architettonica ma anche – come si evince dai molti interventi del convegno – sociale, linguistica e culturale.

La pubblicazione rappresenta sicuramente una preziosa testimonianza di un tempo che forse oggi più che mai ci pare di ‘riconoscere’, con tutte le differenze che ci possono essere tra un terremoto e una pandemia. Giusto ricordare chi ha lavorato a quest’opera. Il coordinamento editoriale è stato di Alvaro Petricig, le interviste di Mariagiulia Pagon, Alvaro Petricig e Michela Predan, la collezione filatelica è quella del professor Peter Suhadolc, le foto degli allestimenti sono di Mariagiulia Pagon e Ire- ne Lazzarin.

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