Un ferrovia sgangherata, ma univa genti con la stessa lingua e cultura

“Era una ferrovia sgangherata, a scartamento ridotto di 75 centimetri, più o meno la metà dello scartamento ordinario, l’altezza del fungo della rotaia era di 2 centimetri, normale ci fossero frequenti deragliamenti. La velocità massima era di 15 km/h, si racconta che a volte i passeggeri scendessero con il treno in corsa, si fermassero a bere un bicchiere in osteria e risalissero.” Così Romano Vecchiet, direttore della biblioteca Joppi di Udine e grande appassionato di ferrovie, ha descritto sabato 24 giugno a Cividale – l’occasione era la bella serata ‘Gocce di storia e di cultura – Kapljice zgodovine in kulture’ organizzata dal circolo di cultura Ivan Trinko e dalla famiglia Costantini – la linea Cividale-Caporetto che compie 100 anni. Accanto a lui, a raccontare una vicenda forse poco epica, ma che ha segnato i rapporti tra le comunità un tempo separate da un confine ma unite dalla stessa lingua e cultura, c’era Vojko Hobič, autore del libro ‘Vlakec – Trenino’ che con una ricca documentazione, anche fotografica, ha permesso di avere moltissime informazioni su un tratto ferroviario che Cividale aveva preteso ben prima dello scoppio della Prima guerra mondiale.
Dopo gli onori di casa da parte di Cesare Costantini, la presidente del circolo Ivan Trinko, Iole Namor, ha ricordato come l’incontro sia frutto di una collaborazione che da alcuni anni, attraverso la storia e la cultura, mette in relazione Cividale, le Valli del Natisone e l’Alto Isonzo. Hobič ha quindi raccontato la genesi della sua ricerca ed alcune informazioni storiche sulla ferrovia, concludendo con l’auspicio che il libro venga tradotto in italiano e che sia da stimolo per realizzare, lungo il percorso da Cividale a Caporetto, una pista ciclabile.
Vecchiet si è soffermato sull’importanza dei documenti di archivio, visto che le testimonianze dirette non sono più possibili, sui passi compiuti da Cividale a livello politico per ottenere un collegamento ferroviario che arrivò solo grazie al conflitto, infine sulle caratteristiche di una ferrovia che non ha esitato a definire sgangherata, destinata quindi, anche per la pessima gestione di cui fu oggetto dopo la guerra, ad essere smantellata. “Viaggiare in treno è affascinante – ha concluso – perché consente di leggere, di leggere anche il paesaggio e le persone che ti stanno di fronte, la vita stessa.”
La parte culturale della serata è stata affidata al duo di chitarristi formato da Marko Feri e Janoš Jurinčič. Entrambi insegnanti della Glasbena matica, di cui come si ricorderà ricorrono i 40 anni dall’inizio delle attività nelle Valli dell Natisone, hanno proposto brani di Johann Sebastian Bach e Pier Domenico Paradisi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.