Quello che nella conferenza stampa di presentazione del programma del Mittelfest era stato presentato come “un progetto segreto incentrato su alcune fiabe delle Valli del Natisone” è stato in realtà qualcosa di diverso, e allo stesso tempo molto di più.
‘Le nubi lo sanno’, questo il titolo dello spettacolo proposto dal festival domenica scorsa al teatro Ristori di Cividale, ha visto sul palco l’attore udinese Giuseppe Battiston ed il cantautore gemonese Piero Sidoti. Un connubio collaudato: una voce possente, decisa, capace di cambiare spesso registro come quella di Battiston, e le canzoni poetiche – in questo caso scritte per l’occasione – di Sidoti a intercalare.
Il racconto, un testo scritto dal cremonese Andrea Cisi, è quello di un viaggio compiuto da due uomini, Nane e Pantiane, banditi e santi, accompagnati da un cane bastardo, dalla Carnia colpita dai bombardamenti (o forse le case distrutte erano quelle del terremoto del 1976?) alle Valli del Natisone passando per il Tarcentino. La meta è Montefosca ma, licenza poetica, si passa anche per il Kolovrat sul quale gli eserciti si sono dati appena battaglia.
Nane deve portare a Montefosca un’urna dove sono contenute le ceneri del padre, Pantiane crede che in quell’urna si nasconda la risposta ad un segreto che riguarda il tesoro di Attila. E poi si parla di monete d’oro che nessuno ha ancora mai trovato sotto un ponte poco distante da Montefosca (altra licenza poetica, ma ci sta…). Nane pensa invece con nostalgia alla sua amata Mariuta. In questo viaggio non mancano gli incontri: un ubriacone, le famiglie contadine che danno ai due viandanti ricovero durante il viaggio. E poi, soprattutto, chi sono tutti quelli che continuano a seguirli, che si accodano a loro in quella che diventa una lunga processione? Il senso del viaggio forse può essere trovato in quelle nuvole che possono dare conforto, sempre lì presenti, come a indicare la strada, fermandosi a tratti, e poi continuando.
Battiston è bravissimo nell’interpretare le voci di questo viaggio, Sidoti nel raccontare, con voce e chitarra, i contorni di una storia che continua, per oltre un’ora, a suscitare domande più che a dare risposte. Solo alla fine si svela il senso: i due protagonisti sono due anime che cercano ancora di dare un senso al proprio peregrinare.
Vengono così in mente, alla fine, le tante storie che un tempo in Benecia i nonni raccontavano ai bambini per spaventarli, quelle legate alla veglia dei morti ed alla resurrezione. Mancano škrati e krivapete, certo, ma non è detto sia un male: c’è molto, invece, delle storie oscure e affascinanti della nostra terra. (m.o.)