Quattrocento pagine per raccontare, con tante voci e più lingue, i frutteti di Topolò – il nucleo di un progetto, ‘Uncommon fruits’, che ha ottenuto un importante finanziamento da parte della Capitale europea della cultura Nova Gorica – Gorizia – ma anche i tanti altri che ci sono nel mondo. Il tutto nel numero 11 della rivista Robida, realizzato dal collettivo che vive a Topolò, e presentato sabato 22 novembre nel museo SMO di San Pietro al Natisone. A raccontare questo prezioso volume – i suoi contenuti ma anche tutto quanto ruota attorno a un’idea di condivisione, di innovazione e di (ri)scoperta della natura – è stata la redazione della rivista, formata da Aljaž Škrlep, Elena Rucli, Laura Savina, Vida Rucli e Dora Ciccone. Quest’ultima ha spiegato come l’idea del progetto legato ai frutteti sia nato raccogliendo la provocazione di Gregor Božič, giovane e affermato regista sloveno che oltre dieci anni fa ha iniziato a raccogliere e coltivare varietà di frutta del Collio sloveno che in gran parte appartenevano ormai al passato rurale di quelle zone.
Vida Rucli ha detto che, raccogliendo i materiali per la rivista, la cosa che ha stupito di più è stata uno sguardo tutt’altro che nostalgico sul tema della coltivazione della frutta: “Questa Robida invece raccoglie articoli ricchissimi e molto variegati, è stato interessante vedere come i frutteti siano delle lenti attraverso le quali osservare anche processi politici molto complessi.”
Laura Savina ed Elena Rucli hanno spiegato come è stata realizzata la rivista (la struttura di questo numero fa riferimento alla ciclicità della pianta da frutto), dal momento della scelta del tema alla pubblicazione. Le risposte all’open call in questo caso sono state 144, ne sono state selezionate 56.
Zadnjo, enajsto številko revije Robida so predstavili (z leve) Dora Ciccone, Aljaž Škrlep, Elena Rucli, Laura Savina in Vida Rucli. Na drugi fotografiji z leve Suzanne Bernhardt, Philipp Kolmann in Antônio Frederico Lasalvia
Questa Robida invece raccoglie articoli ricchissimi e molto variegati, è stato interessante vedere come i frutteti siano delle lenti attraverso le quali osservare anche processi politici molto complessi.
Tra i tanti contributi, Aljaž Škrlep ha voluto leggere uno in particolare, quello della poetessa e scrittrice slovena Nataša Kramberger che alla fine ricorda come “oggi due terzi degli alberi da frutto a Gaza sono stati completamente distrutti, il terzo rimanente è danneggiato in modo permanente. Distrutta è anche la gran parte delle serre per la coltivazione di ortaggi.”
Suzanne Bernhardt, olandese, e Philipp Kolmann, austriaco, costituiscono una sorta di studio in movimento che si occupa di cibo. Per il progetto ‘Uncommon fruits’ sono stati ispirati dal vino e dai momenti di condivisione a Topolò che erano gli aperitivi. All’interno del discorso legato al vino – hanno spiegato – ritorna spesso una parola, ‘teruar’ (un termine francese che significa letteralmente ‘territorio’ e che determina la tipicità e l’unicità di un vino), hanno quindi voluto partire dall’idea del sapore di un luogo, scegliendo tre diverse situazioni: il bosco, il paese di Topolò e la valle. Hanno raccolto storie di questi territori e della gente incontrata, il cui resoconto si trova nella rivista. Sono state anche create tre bevande per ogni paesaggio, una parte da una riduzione di pere e mele infusa con erbe trovate principalmente sul Kolovrat, da cui il nome: Kolavrat.
Da parte sua Antônio Frederico Lasalvia ha ricordato come all’interno del progetto sia stato realizzato un sito internet e alcuni video, proposti durante la serata, realizzati nel corso di laboratori o interventi.
Ora la rivista si prepara a viaggiare, ovviamente nel mondo. A inizio dicembre verrà presentata a Tokyo, poi a Parigi e Berlino.







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