L’ipotesi non è recente. Tuttavia la riunione della Commissione salute del consiglio comunale di Cividale, lo scorso 10 dicembre, ha riacceso i riflettori sulla situazione del Punto di primo intervento di Cividale del Friuli.
Il rischio è infatti quello che il servizio (affidato, a partire da febbraio 2023 a privati) possa essere ridotto dalle attuali 24 alle 12 ore. La struttura, negli stessi spazi di quello che fu il Pronto soccorso, resterebbe aperta solo di giorno.
L’ipotesi, in realtà, era emersa già lo scorso anno, quando, intervenuti proprio durante la riunione della Commissione salute del 12 ottobre 2023, l’assessore regionale competente Riccardo Riccardi e i rappresentanti dell’Azienda sanitaria universitaria del Friuli Centrale, avevano riportato i dati sugli accessi al Punto di primo intervento. All’epoca c’erano stati 4mila 307 accessi in totale. In media però, erano stati registrati 80,5 accessi giornalieri nelle ore diurne e 3,8 nelle ore notturne.
La marcata discrepanza, quindi, spiegherebbe l’ipotesi di chiusura notturna. Va detto però, ci dice il commissario e consigliere dell’opposizione Alberto Diacoli, che al Punto di primo intervento vengono accolti solo i pazienti che arrivano con mezzi propri. Le ambulanze infatti, fanno riferimento direttamente al Pronto soccorso di Udine.
“Da tempo si parla di questa ipotesi – aggiunge Fabio Manzini, anche lui consigliere dell’opposizione cividalese – ma nelle ultime settimane le voci si fanno più insistenti. Ed è un ulteriore elemento di preoccupazione vista la progressiva riduzione già in atto dei servizi del presidio”.
Nel periodo post-pandemico infatti c’è già stata la cancellazione della Chirurgia ambulatoriale complessa, dell’Endoscopia e quella della Medicina, sostituita da un reparto per le cure intermedie. A queste si aggiunge la recente sospensione delle attività del Consultorio familiare.
Durante la riunione della Commissione salute, in ogni caso, maggioranza e opposizione hanno concordato l’impegno di ambo le parti per arrivare ad un documento condiviso che – precisa Diacoli – sarà una “piattaforma di tutte le richieste del territorio”. L’appuntamento è a dopo l’approvazione in Consiglio regionale delle ‘Linee annuali per la gestione del servizio sanitario.’ Nel testo proposto dalla Giunta regionale, approvato lo scorso 6 dicembre e che verrà discusso nella riunione del Consiglio delle autonomie locali il 18 dicembre, non si fa menzione esplicita circa il monte ore del Punto di primo intervento di Cividale.
Nel testo, però, si prevede l’attivazione delle prime sei sedi delle Case della Comunità “con gestione dell’urgenza non complessa”. Secondo il programma approvato dalla Giunta, le prime sei strutture di questo tipo – previste dal Pnrr e che sostanzialmente ricalcano i vecchi Centri di assistenza primaria – verranno avviate entro la fine del 2025 a Gemona, Sacile, Maniago, Trieste, Udine e – appunto – Cividale. Le Case della Comunità, si legge fra gli obiettivi, verranno realizzate anche “attraverso la riconversione degli attuali Punti di primo intervento”.
“La riduzione dell’orario di servizio del Ppi – ci dice Franco Chiarandini del comitato Io voglio l’ospedale a Cividale – risulterebbe incomprensibile e graverebbe ulteriormente sui cittadini che risiedono nei Comuni delle Valli del Natisone e del Cividalese, già costretti a vere e proprie migrazioni sanitarie su tutto il territorio regionale.”
I comitati quindi hanno indetto un flash mob di protesta, a partire dalle 10 del 6 gennaio, in largo Boiani a Cividale.







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