La previsione che nel prossimo consiglio regionale non ci possa essere neanche un rappresentante della comunità slovena non è del tutto campata in aria. Il rischio esiste, e se davvero accadesse questo avrebbe – al di là di chi uscirà vincitore dallo scontro elettorale – non poche ripercussioni sulla vita della nostra comunità nei prossimi cinque anni.

È un dato di fatto che, anche al nostro interno, si sono persi i punti di riferimento che permettevano, al momento del voto, una chiara indicazione. In realtà in questo momento non esistono bipolarismo o tripolarismo nel ventaglio delle proposte partitiche, lo dimostrano l’esito della recente tornata elettorale politica ma ancora di più il ‘balletto’ a cui si assiste in questi giorni di consultazioni del presidente Mattarella: tutti sembrano poter stare con tutti, anche con chi fino al giorno prima si scambiava insulti.

È un gioco delle parti, si sa, che a molti (per fortuna) suona come estraneo. Non meraviglia, ma di certo contribuisce a confondere.
In tutto questo, ancora una volta, la Benecia gioca un ruolo molto relativo. Non si può pensare che qualche migliaio di elettori siano appettibili per questo o quello schieramento.

Per colmo delle cose, non siamo riusciti a proporre un candidato che sia uno in grado di competere con qualche possibilità per un seggio in consiglio regionale.

Occorrerà quindi ancora una volta confidare nell’esperienza, nel reale apporto che è stato dato e che potrà essere dato alle nostre vallate, nell’idea di apertura e di confronto con la vicina realtà slovena. Sperando che la convinzione che possiamo essere un territorio-ponte, forte delle proprie peculiarità linguistiche e culturali, non sia solo nostra. (m.o.)