Non è che i Maya, che avevano profetizzato la fine del mondo per il 2012, si sono sbagliati solo di qualche anno?

L’eccentrico multimiliardario dalla pettinatura discutibile presidente della più potente nazione del mondo che fa pace con Putin. Matteo Salvini premier di fatto. A capo di un partito che deve restituire allo Stato un bel gruzzoletto di milioni, caldamente sostenuto da quelli scesi in campo al grido di “onestà, onestà”. Cristiano Ronaldo alla Juventus. La mobilitazione della destra ultrasovranista italiana, i sostenitori della purezza etnica da difendere all’interno di una nazione – robette da anni ’30 insomma –, che alla finale dei mondiali tifano Croazia. Accantonando per un po’ (ma non oltre il prossimo 10 febbraio) l’irredentismo su Fiume e Pola, le foibe e l’esodo. E quelli sedicenti di sinistra che tifano il presunto multiculturalismo francese (nella nazione fra le più centraliste del mondo), dimenticandosi secoli e fatti recenti di sfruttamento delle colonie in Africa. E poi bufale antiimmigrazioniste quotidiane spacciate per verità assolute da chi oggi si definisce marxista. Una crisi diplomatica ad ogni imbarcazione che tenta di attraversare verso nord il Mediterraneo. Il maldestro tentativo di ridurre la precarietà del lavoro, criticato dal partito che dovrebbe essere di sinistra con argomentazioni tipicamente di destra.

Gli elementi per dire che la bussola è impazzita, chiaro indizio dell’imminente fine del mondo, non mancano. Ma a ben vedere, sotto la superficie di una propaganda più potente, capillare e veloce che mai (e per questo sempre più difficile da smascherare) il mondo non è cambiato poi tanto. I più ricchi si spartiscono risorse e potere, i più poveri diventano sempre più poveri per sfamare prima i ricchi e poi se stessi. Ok, forse i poveri, adesso, fra loro si odiano di più. Ma il mondo non sta finendo. Ci sono ancora ampi margini di peggioramento.