Genova, 14 agosto tarda mattinata, c’è una lieve pioggerellina. Rinfresca un po’ i tanti turisti che questi giorni soggiornano sulla riviera ligure. È il tempo ideale per fare un giro in città tra via san Lorenzo con la sua chiesa e palazzo Ducale, porta Soprana e la casa di Colombo, piazza Ferrari con la sua bella fontana, il palazzo della Regione e il teatro Carlo Felice, viale XX settembre, la via dello shopping ma non solo.

La pioggerellina diventa diluvio, si riparano tutti sotto i magnifici portici dai pavimenti che sembrano quelli di un salone di un castello, i turisti scattano foto ai palazzi liberty che sembrano sotto una cascata di diamanti perché c’è un raggio di sole che si infila tra i nuvoloni. Una signora dice: “Qui a Genova quando piove così abbiamo paura.” Non si può non pensare alle varie alluvioni che qui hanno portato distruzione e morte.
Sirene sempre più vicine fanno voltare tutti. Una ragazza parla al telefono concitata, e la sentiamo in tanti: “Mamma, mamma ma davvero? È crollato il ponte?”

Neanche il tempo di realizzare, che per via XX settembre corrono a sirene spiegate polizia, carabinieri, protezione civile, vigili del fuoco, ambulanze, sommozzatori… in un attimo i cellulari non servono più a fare foto, ma a sapere qualche cosa di più, dove è successo, che cosa è successo.

Dall’atmosfera di vacanza, di divertimento, di “stacchiamo la spina dai problemi quotidiani” ci si ritrova tutti, non solo i genovesi, sgomenti in un’atmosfera di angoscia, di domande, di tristezza e di rabbia, perché arriva il solito “una tragedia che si poteva evitare”. Il pomeriggio nel cuore di Genova scorre così … tutti incollati alle dirette TV nei bar, nei negozi, nelle vetrine … capita di sentire una signora con bambina: “ci sono passata stamattina”, capita di vedere piangere una ragazza perché il fratello della sua amica del cuore che lavora proprio li sotto, non risponde da più ore al cellulare e non chiama neanche casa per tranquillizzare tutti.

Non li conosciamo, ma la morsa nello stomaco la sentiamo anche noi. C’è chi indica il luogo, è proprio là, un po’ oltre il Matitone, proprio dietro quella piccola collinetta, sotto quelle antenne… di qua la vacanza, di là la tragedia, nascosta agli occhi ma così vicina a tutti, e non solo a quelli che quella strada l’hanno percorsa fino ad oggi decine, centinaia, migliaia di volte e che oggi, per puro miracolo, non erano li. Un giorno dimenticheremo anche questa, sperando sia l’ultima. (dl)