Per chi come me ha avuto il piacere (perché ammettiamolo, è fondamentalmente un piacere) di seguire sin dai suoi primi passi l’evoluzione del Mittelfest, l’edizione dello scorso anno ha rappresentato un grande dispiacere.

Le cause dell’insuccesso della prima edizione firmata dal bosniaco Haris Pašović non si possono certo limitare alla scusa di una partenza ritardata nella programmazione. Sono molteplici e riguardano soprattutto il cambio di rotta voluto dalla nuova gestione. In più, il rischio preso nel creare un’edizione specificatamente indirizzata ad un pubblico giovane (i millennials) non ha pagato: se l’Italia viene definito un Paese per vecchi, ci sarà un motivo…

Quest’anno la rotta ripresa è quella ottimale, più consona ad un pubblico esperto ma anche attento alle innovazioni. Non lo dicono tanto i numeri che riguardano spettatori paganti e non paganti o abbonati, quanto una sensazione che si percepiva a Cividale, qualcosa che riguardava uno spirito ritrovato, anche se non certo più quello delle prime edizioni del Mittelfest.

La domanda che ci si pone è se questo risultato positivo (non chiamiamolo successo) riuscirà a salvare il festival dalle ‘grinfie’ della politica regionale che, come noto, fin nei suoi attuali massimi livelli ha polemizzato con la direzione artistica per alcune dichiarazioni a proposito dei muri e della comandante Carola Rackete.

Non dovremmo vedere grandi ribaltoni (tranne che, forse, per la presidenza dell’Associazione Mittelfest, in scadenza il prossimo febbraio). Certo però che l’orizzonte non appare limpido, tenuto conto che questa giunta regionale, salvo improbabili imprevisti, rimarrà in carica per altri quattro anni, e quattro anni sono più che sufficienti per distruggere un’iniziativa culturale della portata del Mittelfest. O anche solo ‘ammorbidirla’. (m.o.)