Fa un grande piacere il successo (undici premi!) accreditato dal Festival del film sloveno di Portorože al film di Gregor Božič ‘Zgodbe iz kostanjevih gozdov’ (Storie dai boschi di castagno), girato quasi interamente in Benečija, con una presenza importante di collaboratori e attori di questa zona che lo stesso regista, ricevendo i premi, non ha mancato di sottolineare e ringraziare. Non si tratta solo del luogo delle riprese, perché il film è di fatto il poetico omaggio al ‘piccolo mondo antico’ di questa zona di confine, alla sua lingua e alla sua cultura. Qualcosa che non è andato completamente perso per la dedizione e l’amore che ancora tante persone dedicano ad esse.

Che si riconosca tutto questo – e che l’immagine, seppure riferita al passato, della Benečija e dei suoi abitanti possa arrivare a un pubblico più ampio di quello a cui siamo abituati – solleva un po’ il morale rispetto alla realtà odierna di queste vallate. È una realtà che trova ancora punti di forza nei suoi aspetti culturali (lo si è ricordato anche lo scorso fine settimana allo Slofest di Trieste, parlando in termini positivi di esperienze come Stazione di Topolò, il museo SMO, la scuola bilingue di S. Pietro al Natisone), meno in quelli sociali e politici.

Quando si parla di abbandono della Benečija si deve parlare anche di come essa sia un luogo abbandonato dalla politica, soprattutto da quella regionale. Avete notato come, appena conclusa la campagna delle Europee, il tema degli interventi per mantenere l’uomo sul territorio, per creare posti di lavoro, per trovare sinergie con l’Alto Isonzo sia completamente sparito dai discorsi di quasi tutti gli esponenti politici regionali, soprattutto di quelli che hanno incarichi ‘pesanti’? Nella classifica delle priorità le nostre vallate paiono poco di più che un punto microscopico, quando bisognerebbe invece girare il cannocchiale. (m.o.)