Tutti in Benecia conoscono Živa Gruden. Il suo nome è indissolubilmente legato alla scuola bilingue Paolo Petricig di San Pietro che ha diretto dall’avvio, in un clima ostile al riconoscimento dei diritti linguistici della minoranza slovena in questa zona, fino alla pensione. Per la Benecia è anche un’intellettuale di riferimento e un’attivista instancabile della comunità.
La sua storia è stata raccolta nel docufilm di Aljaž Škrlep, prodotto da Rai Slovenski program e realizzato da Video Pro, ‘Živa Gruden: da Opicina alla Benecia’, presentato in anteprima allo Slovenski kulturni dom di San Pietro lo scorso 7 novembre.
Trentuno minuti in cui, ha spiegato il regista introducendo la proiezione, “Živa racconta Živa”, con una serie di interviste realizzate sui luoghi più significativi in cui ha vissuto, superando la sua proverbiale reticenza a parlare di se stessa.
Un racconto delle tappe fondamentali della sua formazione che l’ha portata a diventare etnografa, pedagoga, saggista. Un racconto, anche, dei luoghi e delle comunità, delle trasformazioni occorse nel tempo, con foto d’archivio e riprese dei paesaggi come sono ora.
C’è la sua infanzia a Opicina, il suo legame con il nonno e quello della sua famiglia con il famoso tram. Della comunità slovena, delle vite ‘separate’ del paese dopo l’arrivo dei profughi istriani, e della trasformazione successiva quando Opicina è diventata anche una sorta di quartiere residenziale per quanti abitavano la vicina città di Trieste.
C’è quindi l’incontro con la città, il liceo sloveno France Prešern, il professore di latino Alojz Rebula, indulgente con gli errori nella lingua degli antichi romani, intransigente con quelli in sloveno. E quindi la scelta naturale dell’Università di Lubiana. La spensieratezza, la scelta di studiare sul campo, e non solo nelle bibilioteche, la realtà della Benecia.
Un legame che da studentessa è diventato sempre più profondo, in un luogo in cui il dialetto sloveno era ancora la lingua veicolare più utilizzata nelle relazioni quotidiane. Quindi l’incontro con Paolo Petricig, l’attivismo e la necessità di valorizzare lingua e cultura del luogo.
E quella straordinaria esperienza che furono i campi scuola estivi, in sloveno, per bambini e ragazzi della Benecia ‘Mlada Brieza’ a Tribil Inferiore. I primissimi anni con pochissimi partecipanti, gli ultimi con più di 160 iscritti. Da quell’esperienza la decisione di partire con l’asilo e poi con la scuola elementare bilingue a San Pietro. E la scelta ‘naturale’ che fosse proprio Živa la prima direttrice.
Una storia di successo che conosciamo, grazie al corpo insegnanti, a Marina Cernetig – sottolinea Živa nel documentario. Dai primi anni pionieri alla parificazione, fino al riconoscimento come scuola statale grazie alle legge di tutela nel 2001. Oggi alla scuola Živa augura di riuscire a migliorare ulteriormente l’offerta e la qualità della formazione. E di proseguire con il principio per cui lingua standard e dialetto non vengono messi in contrapposizione ma continuano a supportarsi a vicenda. L’ultima parte del filmato è dedicata all’impegno che Živa dedica alla vita sociale e culturale della Benecia.
In particolare attraverso l’Istituto per la cultura slovena di San Pietro di cui è vicepresidente. Con una nota di rammarico, che Živa ha ripreso anche a San Pietro dopo aver ringraziato i davvero tanti presenti. E che riguarda lo spopolamento, la difficoltà strutturale di aumentare le iscrizioni alla scuola, la differenza fra la Tribil Inferiore degli anni ’70 e ’80 e quella vista durante le riprese. Rispetto ad allora però c’è anche una differenza positiva: i (pochi bambini) delle Valli del Natisone, o quelli che nelle Valli hanno solo parte delle proprie radici ma vivono nei vicini paesi della pianura, hanno la possibilità di ricevere un’istruzione nella lingua propria di questa comunità. Parlare lo sloveno non è più uno stigma sociale, ma un valore aggiunto. Merito della scuola, dell’ISK. Merito, certamente, anche di Živa Gruden.







Altri articoli della categoria