Quando già ti prepari a spendere qualche euro, dei 714.000 pronosticati, e ti arriva la notizia che non sei neppure entrato in graduatoria, ci rimani male e, forse, ti viene il sospetto che qualcosa non funzioni.
Il ‘bidone’ ricevuto dal mancato finanziamento a valere sull’Interreg Italia-Slovenia 2014-20 (Domanda respinta: punteggio minimo non raggiunto/Zavržena: minimalno število točk ni doseženo) dovrebbe pure portare a qualche riflessione.

Diciamo subito che non è proprio un disastro epocale, perché visto l’elevato numero di enti partecipanti al bando ad ogni nostro Comune sarebbero arrivati ben pochi soldi. Ma è pur sempre una bella sberla. Ci insegnerà qualcosa? Proviamo a ragionare con calma. La prima osservazione è che quando dai ad altri il compito di difendere i tuoi interessi è difficile che porti a casa qualcosa. Tutti erano felici di aver appioppato alla Regione la grana della preparazione del progetto Cluster.

A prima vista sembrava un bel colpo, quale nostro Comune sarebbe stato in grado di prepararne uno simile da solo? Nessuno. Però la strada maestra sarebbe stata un’altra. I nostri amministratori pubblici sanno bene che abbiamo un ente che è stato creato proprio per fare questo tipo di lavoro, è la società pubblico (UTI)-privata Torre Natisone Gal che, come dice il suo bel sito web, “è nato con l’obiettivo di favorire e sostenere lo sviluppo del territorio dal punto di vista economico, culturale e sociale”. Proprio così, per preparare i progetti tipo Interreg. I progetti seri non possono essere fatti in dieci giorni, devono essere parte di un piano, di una idea, che si sviluppa nel tempo. Non si può correre dietro ad ogni idea balzana che qualche politicante in cerca di visibilità ci propina, devono avere un obiettivo.

Questo passo falso ci deve spronare, non deprimere: analizziamo l’insuccesso e vediamo dove abbiamo sbagliato, ci servirà di lezione. Oggi in Benečija è carente il dibattito sul nostro futuro, si preferisce delegare ad altri e sembra che prevalga l’anarchia, ma soprattutto si sottovalutano i rilevanti cambiamenti in atto. Non parliamo dei vari problemi aperti – si pensi ad esempio all’assenza di una qualsiasi idea per beneficiare del boom turistico della valle dell’Isonzo/Soča – ma di importanti decisioni che stanno per essere prese come il nuovo assetto degli enti locali. La Regione vuole ripristinare le comunità montane ed è una buona notizia. Forse è arrivato il momento di prendere la palla al balzo, riprendere in mano le nostre sorti e organizzare una Comunità montana della Slavia.

A parte qualche gruppuscolo di vecchi nazionalisti locali, che vogliono solo lo svuotamento delle nostre valli, l’obiettivo potrebbe avere un largo consenso a cominciare dalla Regione. Tutti sanno che a Roma ci sono forti pressioni per un declassamento del Friuli V.G. a regione a statuto ordinario, con tutte le conseguenze finanziarie ben note, e che l’unica ragione della sua specialità è la presenza della minoranza slovena, anche in Friuli. (Fabio Bonini)