L’episodio non meriterebbe neanche una riga di commento, non fosse che si presta a una doppia lettura. Il fatto è questo. Agli studenti in lotta contro la riforma della facoltà di Medicina, che affermavano che “non ce la facciamo più, con il semestre filtro rischiamo di perdere un anno”, la ministra dell’università e della ricerca Anna Maria Bernini ha risposto rispolverando un grande classico di una stagione politica fa: “Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti.”

La prima lettura riguarda il modo in cui in cui la ministra ha definito gli studenti che protestavano. È da quando ho letto quelle parole che mi chiedo: cosa vuol dire “poveri comunisti”? Pur con tutta la buona volontà non riesco a trovare una risposta che non sia la becera ripetizione di un epiteto detto da un premier, oggi defunto, di cui non si sente la mancanza.

La seconda lettura è che quella frase non ha avuto alcuna conseguenza. Il governo non ha preso posizione e non pare si sia sentito in imbarazzo. È che va così, dal palco di Atreju o da quello di Vespa, l’importante è: a) esprimersi con parole vuote, facendo attenzione a non prendere di petto qualsiasi questione; oppure b) offendere; oppure c) negare. Come si nega, o si fa finta di non vedere, che le tasche degli italiani sono sempre più vuote.

Questo accade da noi, mentre altrove qualcuno cerca soluzioni. Come in Spagna, dove il primo ministro Sanchez ha appena annunciato l’introduzione di un abbonamento unico per i trasporti pubblici che, con appena 60 euro al mese, permetterà a tutti gli spagnoli di viaggiare per il Paese con ogni mezzo. Facendo risparmiare gli spagnoli e incentivando l’uso del mezzo pubblico. Ma certo, quelli devono essere per forza dei ‘poveri comunisti’.

(m.o.)