Nel 2018, all’incontro fra amministratori che precede il Novoletno srečanje, si gettarono le basi per il cluster trasfrontaliero.
Nel 2019, pur con l’assenza di rappresentanti della maggioranza regionale, si decise di far funzionare il cluster e di partecipare ad un bando Interreg. Un anno dopo, sul palco del teatro di Caporetto, Davide Clodig si è chiesto se davvero interessa a qualcuno lo sviluppo comune di Benečija e Posočje. Domanda schietta e perfettamente legittima. Non solo perché il progetto realizzato da Regione e cluster ha ottenuto una bocciatura stile Alvaro Vitali nei panni di Pierino.

Non solo perché, all’incontro fra amministratori con la presenza del presidente della Repubblica Slovena Borut Pahor, ci sono state vistosissime assenze, a partire – di nuovo – dall’amministrazione regionale fino ad alcuni comuni della stessa Benečija (Prepotto, Torreano, Lusevera). Ma soprattutto perché sembra smarrirsi quell’energia propositiva, quella voglia di resistere ad un destino che sembrava ineluttabile, che ha contraddistinto – in quei tempi bui di 50anni fa – i primi incontri di inizio anno.

La voglia cioè, di tenere vivi legami culturali e affettivi nonostante le condizioni (geo)politiche fossero a dir poco ostili.
Oggi invece, il ritornello quasi unanime recita (non del tutto a torto) di grandi possibilità, di potenzialità, di interessi comuni, di scambi e rapporti mai così buoni.

Eppure i passi avanti si misurano col nanometro. Con l’inevitabile risultato che, sul rumore di sottofondo del ritornello di cui sopra, alla fine quello che prevale è qualche gesto simbolico, come le istituzioni che omaggiano i reduci della X Mas, la proposta di mettere le barriere al confine, il neoirredentismo dannunziano. (a.b.)