Dice un assessore della Provincia di Bolzano: “I piccoli negozi sono parte integrante della vita dei nostri paesi, il loro servizio è fondamentale non solo per i residenti ma anche per i turisti.” E l’ente ha scelto di prorogare un impegno di spesa per il prossimo biennio, permettendo ai proprietari di attività commerciali presenti sul territorio di accedere a finanziamenti fino a 15 mila euro annui. Nella provincia limitrofa, quella di Trento, accade più o meno lo stesso: nel 2019 ogni proprietario di negozio che ha fatto domanda per un contributo è stato ripagato con una media di 10 mila euro annui.

Ora, come diceva qualcuno, la domanda sorge spontanea: perché non da noi? Perché non nella nostra regione, che di aree marginali ne ha da vendere, e dove la vita dei piccoli paesi sta letteralmente morendo, svuotata prima di scuole e parrocchie, poi di bar e negozi (i meno giovani ricordano cosa accadde con l’avvento del famigerato obbligo di registratore di cassa). Eppure una vicenda nostrana, quella che abbiamo raccontato sul nostro giornale due settimane fa, basterebbe per dare un’indicazione chiara al legislatore. L’esperienza del circolo Potok di Oblizza, per quanto breve, è servita a dare un segnale di vitalità alla vallata e per diventare punto di riferimento alla gente del paese, e non solo. Ora forse qualcosa si muove, se la Confcommercio udinese ha appena chiesto alla Regione di valutare la possibilità di incentivi per l’apertura di esercizi di vicinato nelle zone marginali del Friuli Venezia Giulia.

È evidente, almeno a chi vive in queste zone, che questa dovrebbe essere, per l’amministrazione regionale, una priorità. Un qualcosa da fare, subito, se non si vuol cancellare definitivamente la vita dalle zone montane. Ma se qualcuno continua a pensare che il vero intervento urgente sia collocare delle fototrappole lungo il confine, l’attesa di tempi migliori, anche per la nostra montagna, durerà a lungo. (m.o.)