C’è stato un tempo in cui l’abolizione delle Province era un cavallo di battaglia di tutti i partiti. Tranne, va detto, della Lega. Che però all’epoca era solo Lega Nord e, assieme al mantenimento delle province, chiedeva l’indipendenza della Padania. All’epoca, nel lontanissimi anni 2013-2014, tutti sostenevano la necessità di rivedere anche l’assetto istituzionale della Regione. Semplificare, accentrare, migliori servizi con minori spese erano gli slogan con cui si chiedeva al legislatore di intervenire, visto che erano “finiti i tempi delle vacche grasse”. La libertà di aggregazione concessa ai Comuni (dalle legge 1/2006), si diceva, non aveva funzionato.

Così, dopo il tentativo poco convinto del centrodestra di Tondo, ci ha provato il centrosinistra con la riforma Serracchiani-Panontin. Cinque anni dopo, il centrodestra propone di rifare tutto da capo. Al di là di critiche ed entusiasmi, troppo spesso condizionati da appartenenze politiche, per i sindaci dei piccoli Comuni non deve essere semplice seguire la moda istituzionale del momento.

Anche perché non dovrebbe esistere una moda, ma solo criteri di rappresentatività, efficienza ed efficacia. Forse è per questo che gli amministratori di valli del Natisone e del Torre, territori che hanno caratteristiche sociali, economiche, culturali e linguistiche omogenee, faticano a riconoscersi nella proposta di un’unica Comunità di montagna. Forse un peso lo hanno le appartenenze.

Oppure, come accade da queste parti, manca la coesione sociale necessaria per raggiungere determinati obiettivi. Il primo dei quali è, purtroppo, la sopravvivenza stessa delle comunità (di persone, pazienza per quelle istituzionali). Per fortuna altri segnali mostrano che un altro destino è possibile. I cento volontari, in buona parte giovani, che hanno lavorato per il Burnjak di Tribil superiore, ad esempio, dimostrano che è possibile resistere anche alle mode istituzionali. Noi continueremo a raccontarlo. Sperando che, nella riforma, almeno cambino il nome delle nuove province. Perché ‘Settimanale degli sloveni dell’Ente regionale di decentramento amministrativo di Udine’ non si può proprio sentire.