Ci sono i potenti mezzi di Promoturismo FVG, il sostegno della Regione, quello unanime delle amministrazioni comunali. E c’è la volontà di fare squadra per promuovere i prodotti tipici, la capacità di innovazione, la tutela ambientale e – diremmo soprattutto – l’intento di sostenere il coraggio di chi investe (tempo, denaro, professionalità, sudore) in un territorio troppo a lungo marginalizzato come le valli del Natisone.
Sembrerebbero esserci tutti gli ingredienti perché l’iniziativa di Sapori delle valli del Natisone (di cui parliamo nell’articolo a pagina 3) possa contribuire a promuovere e ampliare l’offerta di fronte alla crescente domanda di ‘autenticità’, ‘tipicità’, di quel turismo esperienziale sempre più richiesto sul mercato. Con ovvie, ed auspicabili, ricadute sul piano occupazionale.

Manca qualcosa però, ad oggi, nella proposta di istituzione di un marchio di certificazione per i prodotti valligiani nella denominazione ‘Sapori delle valli’. Qualcosa che sia in grado di identificare immediatamente le eccellenze enogastronomiche con il nostro territorio, con la nostra millenaria comunità.

Manca l’elemento più identificabile e identificativo di tutti: il nostro dialetto sloveno. O, volendo, la nostra lingua paleoslava, per chi non si arrende alle evidenze empiriche e della scienza linguistica. Siamo sicuri però che, di fronte ai numerosi studi già realizzati che dimostrano la convenienza alla diversificazione (anche e soprattutto linguistica) delle denominazioni dei prodotti e dei marchi proprio per rispondere meglio alla domanda di tipicità del mercato, gli imprenditori valligiani sapranno colmare questa mancanza. E che Sapori nelle valli del Natisone sarà anche Okusi v Nediških dolinah. A meno che, scenario che crediamo inverosimile, non si voglia insistere a ripiegarsi su quella conflittualità che ci ha portato alla marginalizzazione in cui siamo.