Francesco, il lavoro digitale ad Amsterdam e un freno al ritorno

In chiave economica il turismo è  sicuramente uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia di Covid – 19. Prima di questo 2020, aveva visto notevoli innovazioni sia sul lato della domanda (con tantissimi nuovi potenziali turisti dalle potenze economiche dell’Asia – Cina e India -) che da quello dell’offerta, in particolare grazie alla diffusione di internet e quindi dell’e-commerce. Novità che di fatto hanno fatto passare indenne al settore la crisi del 2008-2011. Oggi, fra i leader mondiali delle offerte di alloggi a portata di pochi click di pc, tablet e smartphone c’è sicuramente il motore di ricerca Booking.com. Dal 2017, nella sede centrale di Amsterdam dell’azienda che compara le offerte di più di 28 milioni di possibilità di alloggio sparsi nel mondo, lavora Francesco Busolini. Giovane valligiano che ha iniziato la sua carriera di studi alla bilingue di San Pietro, oggi intitolata a Paolo Petricig e che, dopo la laurea in Comunicazione multimediale e tecnologie dell’informazione, la tesi discussa in Svezia e tre anni di esperienza alla Illy di Trieste, è diventato UX designer di Booking. 

UX designer che, in sintesi, si occupa…

“Analizziamo il modo di navigare degli utenti sul sito – ci spiega Busolini – con lo scopo di capirne le esigenze e, sulla  base delle nostre analisi, introduciamo insieme ad un team di sviluppatori le modifiche che sono utili a migliorane la fruibilità. Chiaramente, prima formuliamo delle proposte che in un primo momento vengono testate da un campione. Se la modifica si rivela utile diventa definitiva sul sito”.

Per inciso e per tranquillizzare i nostri lettori, però, puoi confermare che garantite comunque la privacy degli accessi, giusto?

Sì, certo! Prendiamo in esame solo i big data, i dati aggregati. Non facciamo nessuna profilazione personale su chi visita il sito. Bisogna considerare che, prima della pandemia, booking avevamilioni di accessi unici al giorno. Quello di non considerare i singoli, ma i dati aggregati, e quindi anonimi, oltre che una scelta dell’azienda, diventa pertanto anche una necessità.

E dopo l’esplosione della pandemia avete avuto meno lavoro?

Meno lavoro non direi proprio. Sicuramente il turismo è fra i settori più colpiti dalla pandemia, ma fino a poche settimane fa abbiamo dovuto gestire tutte le cancellazioni delle prenotazioni. Booking ha scelto di privilegiare gli utenti (anche a scapito degli albergatori), rimborsando ogni singola prenotazione fatta i primi di aprile che poi, per ovvi motivi, è stata cancellata.  

Intravedi, ora che un po’ in tutta Europa inizia la cosiddetta fase 2, un segnale di ripresa?

È ancora presto per verificare i numeri di crisi ed eventuale ripresa. Quando avremo una chiara idea sulla riapertura dei confini fra gli stati europei, avremo idee più chiare. Per ora però posso dire che vediamo alcune caratteristiche diverse rispetto al passato. Innanzitutto si tende a prenotare le vacanze dentro i confini degli Stati e in qualche caso addirittura dentro quelli della propria regione di appartenenza. In secondo luogo, gli utenti tengono a valutare molto di più le potenzialità di isolamento delle strutture, cioè a scegliere quelle strutture dove ci sono meno possibilità di entrare a contatto con estranei, e l’igiene della struttura ricettiva è diventato un punto chiave nelle ricerche dei consumatori. Va detto dunque che anche in questo periodo c’è ancora chi prenota le vacanze che restano quindi un’esigenza per molte persone. Alcuni lo fanno sfruttando le offerte last-minute, altri al contrario, prenotano per viaggi da fare molto più in là nel tempo (dai sei ai nove mesi) rispetto a quanto accadeva prima. 

Immagino che, vista la natura della tua professione, in questo periodo tu stia lavorando da casa.

È così. Anche nei Paesi Bassi sono state introdotte misure per il contenimento del coronavirus. Ma già nelle settimane precedenti, con le notizie che arrivavano da Cina e poi dall’Italia, Booking ha deciso di far restare a casa i dipendenti della sede centrale qui ad Amsterdam. Dopo una serie di test per verificare la tenuta del sistema, che è piuttosto complesso visto il gran numero di dipendenti, ora io e i miei colleghi lavoriamo in smart working. Riusciamo a gestire bene la situazione anche se manca la socialità del posto di lavoro che per noi era un aspetto importante. C’è da dire però che qui il cosiddetto lockdown non è stato come quello che avete vissuto in Italia. Ad esempio non c’è mai stato il divieto di fare passeggiate o attività sportive all’aria aperta purché si mantenessero le distanze. Anche molti negozi, con ingressi limitati, sono rimasti aperti. L’11 maggio sono state riaperte le scuole primarie, dal primo giugno ci sarà un ulteriore allentamento (con numeri contingentati riapriranno anche musei, cinema e teatri) mentre per i festival bisognerà aspettare settembre. Diciamo che si è puntato sul senso di responsabilità dei cittadini e mi pare che questo ci sia stato e il metodo abbia funzionato.

Tornando invece al turismo, da diversi anni si dice che questo dovrebbe essere uno dei settori più importanti per rilanciare le valli del Natisone. Da valligiano che lavora in una delle aziende più importanti del mondo proprio per il turismo, credi che possa essere questa la strada da percorrere?

Credo che le valli siano un posto incantevole, meraviglioso. Il fascino però è proprio quello di essere un territorio per molti versi ancora incontaminato. Pertanto spero non diventino mai meta di un turismo di massa che le snaturerebbe. C’è invece una domanda crescente, soprattutto nei paesi del Nord Europa, per i posti come le valli del Natisone. La domanda quindi c’è e, al netto della pandemia, è in crescita. Ci sono quindi anche le possibilità di sviluppo che deve essere pensato in maniera intelligente. Già ci sono iniziative messe in moto da giovani che vanno proprio in questa direzione ed è su queste che bisognerebbe secondo me investire. Più nello specifico bisognerebbe creare pacchetti che ne valorizzino le ricchezze che offre l’enogastronomia, la cultura e la storia e i percorsi naturalistici. 

Personalmente invece credi che un giorno potresti voler riportare qui le tue competenze e l’esperienza acquisita in questi anni?

Ho sempre pensato di tornare, prima o poi. Anche se per ora sono molto soddisfatto del lavoro che faccio qui. Se ci penso, però, ciò che al momento mi frenerebbe è che nelle valli ancora le infrastrutture per internet non sono sufficienti per svolgere al meglio la mia professione. Il lavoro che faccio da casa per Booking qui ad Amsterdam, ad esempio, non potrei farlo nelle valli del Natisone. L’altro aspetto è quello della burocrazia. Per chi vuole investire in Italia, la strada per avviare un’impresa è piena di ostacoli, cosa che qui non avviene. Servirebbe magari seguire questo modello per una seria semplificazione. 

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