Al prossimo giro al rogo le citire e le bunkule?

Le fognature di Codroipo sono infestate di alligatori. L’alieno di Mortegliano è scappato di nuovo. Il cugino di un tizio di Tarcetta si è svegliato in un fosso che gli mancava un rene. Resia è un comune russofono, tipo Donetsk.
Su come nascano questo genere di leggende metropolitane c’è ormai una discreta letteratura. Quella di Resia russofona ha un’origine facilmente spiegabile. Nasce nel solco di quelle posizioni politiche per cui, per le parlate della fascia confinaria della provincia di Udine, va bene qualsiasi definizione purché non sia quella che ne danno i linguisti, ossia che si tratta di dialetti sloveni.
‘Resia russa’ però era talmente poco credibile che anche gli stessi ambienti che l’hanno inventata (che si trovano dalle stesse parti di quelli che fino al 23 febbraio ammiravano lo stile autoritario di Putin) non la riproponevano più da anni.
Poi però la Russia ha invaso l’Ucraina e organi di informazione che si fregiano di essere fra i più prestigiosi in circolazione, per qualche click in più, l’hanno rilanciata. Dal Messaggero Veneto (allergico a tutto ciò che è sloveno, benzina compresa) all’insospettabile Ansa regionale. Ignorando leggi dello Stato, della Regione ed evidenze scientifiche. Tutte questioni puntualmente riportate nella replica del Rozajanski Dum (che pubblichiamo all’interno). Ignorando anche il sentire di molti resiani che, dopo anni spesi a scannarsi su questioni identitarie, con le ultime amministrative di queste beghe hanno mostrato di essersi piuttosto stufati. Il punto è che, con gli eventi cui assistiamo attoniti, non vorremmo che qualche fetta dell’opinione pubblica friulana possa chiedere in futuro di mettere al rogo tutte le citire e le bunkule.

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