Un figlio, le distanze, le idee

Non si possono non sottoscrivere le parole che Margherita Trusgnach, a nome del circolo culturale Rečan –Aldo Klodič, ha rivolto ai congressisti della SKGZ (Unione economica culturale slovena) che si sono riuniti sabato scorso, 9 marzo, a Trieste per eleggere i nuovi organi.
E non si può non pensare, con una certa tristezza, a quanto sia giusto il paragone tra la Benecia e il figlio (della comunità slovena in Italia) che si trova in maggiore difficoltà, e a cui va dato (andrebbe dato, perlomeno) il massimo sostegno. Ne è stato cosciente, soprattutto in questi ultimi anni in cui il problema dello spopolamento nelle nostre vallate si è sempre più aggravato, il presidente uscente Rudi Pavšič. Non abbiamo dubbi sul fatto che chi da sabato
scorso lo sostituisce in questo compito allo stesso tempo prestigioso e gravoso comprenderà la gravità della situazione.
Da qui però arrivare a pensare su come agire implica un percorso tutt’altro che facile. Bisogna innanzitutto accorciare le distanze che ci sono tra noi periferia e il centro (Trieste, Lubiana). Occorre avere ben chiaro – e qui cito Fabio Bonini che l’ha scritto su questa stessa colonna – chi, cosa e come. Vogliamo la cultura abbinata al turismo? Sono sufficienti? Chi lo fa? Cosa si fa? Vogliamo l’agricoltura, l’artigianato, vogliamo le fabbriche?
Serve infine, lo diciamo da anni se non da decenni, condivisione. All’interno della comunità slovena di questa provincia, perlomeno. Così che non ci tocchi guardare con una sottile invidia chi, ai vertici delle due principali organizzazioni slovene, è capace di creare dialogo e collaborazione meglio di noi. (m.o.)

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