Una grande sala d’attesa

Io so di scienza certa (tutto so della vita, lei lo vede bene)che ciascuno la porta in sé, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo ne è immune. E che bisogna sorvegliarsi senza tregua per non essere spinti, in un minuto di distrazione, a re-spirare sulla faccia d’un altro e a trasmettergli il contagio. Il microbo, è cosa naturale. Il resto,la salute, l’integrità, la purezza,se lei vuole, sono un effetto del-la volontà e d’una volontà che non si deve mai fermare. L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile (…). Albert Camus, La peste

È il tempo della responsabilità, del muoversi solo se e quando necessario, di prendere tutte le precauzioni possibili,anche di concedersi cose magari piccole, che in un momento normale’ parevano insignificanti, ma che oggi sicuramente assumono un altro valore. Stiamo vivendo – tutti – in una sorta di sala d’attesa dalla quale non possiamo e non dobbiamo uscire prima che venga dichiarata la fine dell’emergenza.

Una grande sala d’attesa dove ognuno deve ovviamente mantenere il proprio spazio separato dagli altri, ma senza per questo dimenticare che siamo esseri umani, e che se oggi un abbraccio e una stretta di mano non sono possibili, lo sono uno sguardo, un sorriso, qualche parola scritta, l’offerta di un aiuto soprattutto alle persone più deboli, agli anziani. Piccoli segnali in questo senso ce ne sono, e vanno visti con gratitudine ma anche ripresi, moltiplicati, sempre nel rispetto delle norme restrittive, che per altro potrebbero diventare ancora più severe. Il vero contagio, una volta spenti i focolai del coronavirus, sarà poi quello che dovremo cercare di infondere e infonderci per capire che nulla nelle nostre esistenze può considerarsi certo e scontato, se davvero un microscopico organismo può mettere a rischio la vita di tante persone in ogni par-te del mondo. (m.o.)

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