La storia della Kobariška republika nel libro di Zdravko Likar

In occasione del 75-esimo anniversario della Repubblica di Caporetto (Kobariška republika), zona libera che, dopo la caduta di Mussolini e la resa dell’Italia, tra settembre e novembre 1943 per quasi due mesi ha riunito il territorio del Collio, Alta Valle dell’Isonzo, Benecia e Resia, è uscito il nuovo libro di Zdravko Likar, dedicato proprio a questo importante capitolo della storia slovena, ma anche del nostro territorio trasfrontaliero e degli sloveni in Italia. Il volume, edito dalla Fundacija Poti miru v Posočju e dall’associazione combattentistica partigiana di Plezzo, Caporetto e Tolmino (ZB NOB Bovec, Kobarid, Tolmin), è stato presentato a Caporetto.
Likar, che ha presentato, davanti alla sala gremita oltre ogni limite, la storia della Kobariška republika utilizzando numerose fotografie dell’epoca – anche il libro stesso è ricco di materiale fotografico e documentaristico – ha spiegato che ha iniziato ad approfondire questo periodo storico più di quarant’anni fa. Numeroso è stato il materiale che è riuscito a raccogliere, di inestimabile valore sono però soprattutto le testimonianze dei protagonisti delle vicende che hanno caratterizzato l’autunno del 1943 nella fascia confinaria tra le province di Udine e Gorizia e la Slovenia (a sud il territorio della Kobariška republika arrivava infatti fino a Gorizia). Quasi cento sono infatti i ricordi dei testimoni – provenienti da entrambe le parti del confine – che hanno vissuto in prima persona quel periodo, pubblicati nel libro di Likar, il primo dedicato a questo tema.
La Repubblica di Caporetto, istituita il 10 settembre 1943, copriva un territorio di circa 1.400 chilometri quadri e, stando al censimento del 1936, aveva circa 55 mila abitanti. Per loro ha rappresentato 52 giorni di libertà e relativa serenità e pace, e infatti tutti ricordano le manifestazioni di massa nelle piazze come momenti di grande gioia. La repubblica era a tutti gli effetti un piccolo stato, considerando anche il periodo difficile in cui è nata: aveva dei confini definiti, una capitale – Caporetto – autorità politica e popolare distinte (i rappresentanti venivano votati a livello di circoscrizioni, comuni e rioni), un sistema di giustizia, tre ospedali, un esercito ed ha sviluppato anche le scuole partigiane. Proprio in quel periodo anche in Benecia sono nate le prime scuole slovene.
Proprio alla Benecia, Valli del Natisone e del Torre, e alla Val Resia Likar ha dedicato altro spazio nel suo libro. Questi territori sono stati inclusi nella Kobariška republika perché l’intento era con l’annessione della Primorska (Litorale), riunire nella Slovenia unita tutte le aree in cui vivevano gli sloveni. Ciò ha provocato anche qualche tensione con chi, pur condividendo gli obiettivi della lotta partigiana, sosteneva che questi territori dovessero rimanere sotto l’Italia.
In ogni caso in quel periodo, oltre alle già citate scuole, la lingua slovena trovò nuovamente spazio, dopo dieci anni, nelle chiese, e vennero fondate anche le unità partigiane locali. Sono nate ad esempio le compagnie (čete) di Clodig, San Leonardo, del Natisone, di Nimis, altre compagnie sono nate anche sopra i paesi di Musi e Platischis. In questo periodo ci sono state anche le prime vittime partigiane beneciane, Mario Iurman nella battaglia di San Leonardo e Giovanni Sturma dalle Valli del Cornappo. Likar illustra nel libro anche la vita nei paesi della Benecia e parla del prezioso apporto alla lotta contro il nazi-fascismo e per il mantenimento dell’identità slovena locale dei preti. Per quanto riguarda Resia, interessante sottolineare come al confine tra il territorio comunale e quello della vicina Resiutta venne posta una tabella con la scritta trilingue – in italiano, tedesco e nella parlata resiana – “Repubblica autonoma di Resia”.
Likar descrive poi l’importante ruolo svolto dai partigiani di altre nazionalità, oltre a quelli italiani, con cui gli sloveni hanno collaborato attivamente, aiutandoli spesso dal punto di vista organizzativo, ma anche quello degli ex prigionieri di guerra da Istria, Dalmazia e Montenegro, ad esempio, o dei soldati sovietici e di quelli inglesi. Ampio spazio viene dedicato nel libro, che presenta anche le principali figure della Repubblica di Caporetto, alle vicende legate all’armistizio, alla liberazione dei prigionieri politici dal carcere di Udine (subito dopo l’istituzione della repubblica), ai bombardamenti aerei da entrambe le parti del confine, ed ai continui attacchi tedeschi.
L’attacco decisivo seguì le stesse linee di quello della prima guerra mondiale, mentre una delle ultime battaglie fu proprio sul Matajur.

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