Le proposte di ‘C’è margine’ contro la ‘morte lenta’ prevista dal Governo
Sono passati più di due anni da quando, a marzo 2024, l’Assemblea dei sindaci della Comunità di montagna del Natisone e Torre ha approvato la Strategia per l’area interna. Una serie di provvedimenti, fra cui la realizzazione di un Polo per la salute nelle Valli del Natisone, con cui si sarebbero investiti i primi 4 milioni di euro di risorse che lo Stato destina ai territori marginalizzati e riconosciuti, appunto, come Aree interne. Ad oggi quei soldi non sono ancora arrivati.
Nel momento dell’attesa approvazione della Strategia il Dipartimento per le politiche di coesione e per il sud della Presidenza del Consiglio dei ministri ha mosso alcuni rilievi formali alle schede tecniche della Strategia della Natisone e Torre. Il testo è stato quindi corretto dalla Regione e inviato nuovamente agli uffici romani. Ma, appunto, ancora tutto tace.
Per ora, quindi, non c’è il via libera alla realizzazione del Polo per la salute, progetto in capo al Comune di San Leonardo ma sulla cui ubicazione non c’è ancora certezza (900mila euro l’investimento complessivo preventivato). Né per il potenziamento del servizio di trasporto pubblico locale, 840 mila euro per minivan e personale. E nemmeno per l’insegnamento della lingua slovena, facoltativo e legato al più generale potenziamento dell’offerta formativa, in tutte le scuole dell’Area.
Il ritardo nell’erogazione dei fondi fa il paio con il cambio di rotta impartito dal governo per le Aree interne. L’esecutivo infatti, a marzo 2025, ha presentato il nuovo ‘Piano Strategico Nazionale’ 2021-2027. ‘C’è margine’, un coordinamento di reti diffuse in tutta Italia che si occupano di creare alternative di sviluppo economico e sociale concentrandosi proprio sulle potenzialità delle tante aree interne, lo scrive nero su bianco in una lettera-appello: il nuovo piano “stronca e mortifica con fatalismo tutto il potenziale e le opportunità connesse a queste aree”. Secondo i sottoscrittori del testo presentato all’incontro di ‘C’è margine’ a Londa (Comune montano in provincia di Firenze) dall’11 al 14 giugno scorsi, quello del Governo è un aut-aut: “Si propone che ogni Comune classificato come Area interna valuti in quale di queste due macabre alternative collocarsi: o avviene un ‘aumento progressivo delle nascite di figli per donna o fenomeni di ripopolamento’ oppure si procede verso ‘l’accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile’ per quelle aree demograficamente compromesse, basse prospettive di sviluppo e poco attrattive”. Possiamo facilmente intuire in quale categoria rientrerebbero le montagne delle Valli del Natisone e del Torre.
‘C’è margine’ però critica questa impostazione: “Non possiamo accettare di lasciare morire pezzi d’Italia nei quali è invece di assoluto interesse generale che ci sia presenza umana: lo spopolamento non è una malattia cronica, ma l’inevitabile conseguenza di scelte volute che hanno concentrato risorse e opportunità altrove.” E propone un cambio delle politiche declinando la proposta in cinque punti. Innanzi tutto mettere in atto disegni di ripopolamento per facilitare movimenti verso le Aree interne, semplificando procedure amministrative e promuovendo l’integrazione (corsi di lingua politiche abitative, formazione professionale) e incentivando il rientro di risorse formate altrove. Inoltre è necessario rendere le aree interne protagoniste della transizione ecologica e digitale (comunità energetiche, uso sostenibile delle risorse). Serve poi la creazione di opportunità economiche, lavoro e spazi di innovazione (incentivi per imprese sociali e culturali, officine tematiche). Dovrebbero quindi essere previste nei Comuni interessati figure professionali capaci di facilitare la partecipazione dei cittadini costruendo politiche condivise e non per delega. Servono anche disposizioni che disincentivino l’inutilizzo dei terreni e delle case, e al contempo ne incentivino il riutilizzo. È fondamentale infine, per ‘C’è margine’, “una spinta maggiormente innovativa nell’ambito dei servizi essenziali già previsti, in modo da: rafforzare i servizi educativi e la formazione radicati nei territori; potenziare il welfare di prossimità e i servizi di assistenza sanitaria territoriale; facilitare una mobilità su misura.”
La critica al Governo è chiara: “Non è possibile tollerare un indirizzo politico che guarda alla SNAI in generale come ad un vecchio attrezzo prossimo al pensionamento.”
Fra quanti hanno già sottoscritto l’appello ci sono il Forum uguaglianze e diversità, Riabitare l’Italia, Lama impresa sociale, Montagne in movimento, Cittadinanza attiva, Boschilla, il Festival dei giovani dell’Appennino. E, ad oggi, solo tre realtà in Friuli Venezia Giulia: due in Carnia e una a Trieste.
La lettera appello si può trovare ed eventualmente sottoscrivere online










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