“Chi ci impone queste limitazioni non ha idea di quello che è stato il confine per noi: nella famiglia di mia mamma, mia nonna era slovena, mio nonno italiano. Vivevano di là, ma sono dovuti scappare quando Tito ha chiuso il confine. Prima nei campi profughi, in giro per l’Italia. Poi il trasferimento in Canada di tutti i parenti, tranne mia mamma: ho vissuto sulla mia pelle la distruzione della famiglia di mia mamma.” Mario Cernoia al valico di Stupizza, sabato 20 giugno, ha voluto ricordare la sua vicenda, una delle tante simili, vissute a cavallo del confine.

L’ha fatto al valico di Stupizza – Robič, in chiusura della manifestazione, lo scorso 20 giugno, con cui si chiedeva il ripristino del trattato di Schengen e la libera circolazione delle persone, a tre anni di distanza dalla reintroduzione dei controlli fissi di polizia. L’iniziativa è stata promossa dal circolo Sinistra italiana – Avs  Benečija/Cividale. Un centinaio i partecipanti al presidio cui ha aderito anche il Partito democratico e forze della società civile, fra cui l’Unione culturale ed economica slovena (SKGZ), l’Anpi Benečija e l’Anpi Cividale, Arci ci va, il Consiglio sindacale interregionale FVG – Slovenia Cgil, Cisl, Uil, Zsss, KS90. Presenti anche la sindaca di Savogna Tatiana Bragalini e i consiglieri regionali Furio Honsell (Open FVG), Rosaria Capuozzi (M5S) e Serena Pellegrino (AVS).

Nonostante il clima di tensione montato sui social nei giorni precedenti, il tutto si è svolto in maniera pacifica nei pressi dell’enorme edificio della caserma dismessa, con le porte murate, sul versante italiano.

Il ricordo, negli interventi, è andato spesso al 21 dicembre 2007, al momento in cui vennero segate le sbarre del ‘maledetto confine’, ‘preklet konfin’, come lo definì l’allora prefetto di Tolmino Zdravko Likar. “Chiaramente – ha affermato Emanuel Oian di AVS in apertura – non una manifestazione contro le forze dell’ordine. Ma per dire che queste ingenti risorse spese per il controllo fisso sono inutili: dall’ottobre 2023, in questo valico, sono stati effettuati 55mila controlli e un solo arresto. Rispetto alle speranze del 2007 la destra al governo arretra, e al contempo taglia i servizi sociali, la vera sicurezza delle persone, di cui qua c’è maggiore bisogno: penso ai servizi sanitari, alla chiusura del punto di primo intervento a Cividale”.

Ivan Ciccone, presidente SKGZ della provincia di Udine, ha ricordato la recente raccomandazione della Commissione europea per la rimozione dei controlli, cui la Slovenia si è già attenuta. Qui, le parole di Ciccone, “la caduta dei confini è stata vissuta come un sollievo dopo decenni di barriere fisiche e mentali che hanno condizionato la vita quotidiana delle persone sui due lati della frontiera.” Il necessario contrasto alla tratta di esseri umani e alle varie forme di illegalità, secondo Ciccone, è “molto più efficacemente perseguibile attraverso operazioni discrete, mirate e integrate con le forze di polizia degli Stati confinanti”.

Luca Blasutig, per l’Anpi Benečija, ha criticato la retorica “dei sovranisti che si sentono protetti dai controlli” ma questi, a suo dire, hanno prodotto solo uno spreco di risorse. Per Blasutig inoltre “si sta producendo un danno forse ancor più grave, di tipo psicologico: si rinforza il concetto di divisione tra noi e loro, chiunque siano i loro” e “si sta facendo cadere il sogno di quell’Europa unita con gli 80 anni di pace che si porta dietro, il sogno di un’Europa capace di accogliere e dare una speranza di vita a chi le chiede aiuto.”

“Oggi – ha affermato poi Luca Braidotti, segretario provinciale PD – abbiamo bisogno di difendere quella visione di Europa. In un mondo in cui si stravolgono gli equilibri abbiamo bisogno di un’Europa forte in grado di svolgere un ruolo di pace”. La chiusura del confine, per Braidott,i “è la rottura di quella promessa, di quel patto, qui non abbiamo bisogno di controlli ma di rapporti, di investimenti comuni. I controlli sono la manifestazione di un potere arrogante che usa fondi pubblici per curare il proprio consenso”.

Roberto Treu di Csir FVG – Slo ha quindi stigmatizzato quelle che a suo dire sono operazioni “propagandistiche e molto costose” ma inefficaci anche nel contrasto all’immigrazione clandestina. Quando invece “ci sarebbe bisogno di un’Europa delle persone dei popoli, ma il presidente Fedriga in questi anni non è mai stato a Lubiana, il sindaco di Trieste mai a Capodistria.”
Prima dell’intervento conclusivo di Cernoia, Vittoria Chiuch, a nome del circolo Arci Cividale-Valli, ha sostenuto che “qui la menzogna del confine è particolarmente oscena. Queste valli non sono una linea. La geografia stessa di questi luoghi è una geografia della differenza, della deviazione: torrenti che curvano, valli che si intrecciano, non confini che tagliano dritto. Militarizzare questo territorio non è solo violenza contro chi cammina, chi lo attraversa, cercando salvezza: è un tradimento della natura stessa di questa terra, che viene costretta a una linearità che non le appartiene. Questa militarizzazione del confine non distrugge solo la presenza di chi fugge, riducendolo a numero, a corpo da intercettare; ma distrugge anche la nostra dignità, costringendoci nella paranoia di chi deve sempre sorvegliare, sempre temere, sempre chiudersi. Noi ci immaginiamo un presente diverso. Chiediamo lo smantellamento dei dispositivi di militarizzazione del confine, vogliamo corridoi umanitari reali, e il riconoscimento che la sicurezza di un territorio si misura sulla qualità dei suoi legami, delle sue relazioni, non nel controllo.”