L’acqua è imbevibile, inutilizzabile in cucina e irritante se utilizzata per l’igiene. Sono alcune delle numerose segnalazioni che da un mese a questa parte alcuni utenti dei Comuni della fascia confinaria serviti dal CAFC (Consorzio per l’Acquedotto del Friuli Centrale) lamentano rispetto all’acqua corrente. La percezione – accompagnata da un’inevitabile e comprensibile preoccupazione – è sorta quando lo scorso 11 maggio la società ha introdotto una nuova sostanza disinfettante: la monoclorammina.
Nel comunicato dell’azienda, datato 6 maggio, è stato annunciato che il nuovo sistema di disinfezione riguarda le utenze dei Comuni di Attimis, Drenchia, Faedis, Grimacco, Nimis, Prepotto, Pulfero, San Leonardo, Savogna, Stregna e Torreano. Contestualmente, è ovvio, CAFC ha anche affermato che la monoclorammina, nel dosaggio utilizzato, non è pericolosa: l’acqua rimane potabile alla fonte e la nuova tecnica rispetta i limiti imposti dalla legge (Dlgs 18/2003).
Tuttavia le segnalazioni sul repentino cambio di sapore e odore dell’acqua ‘di rubinetto’ – ai sindaci e alla nostra redazione – sono state molteplici, la maggior parte è arrivata da utenti dei Comuni di San Leonardo e Prepotto. Ma anche da San Pietro capoluogo, Comune che non era nell’elenco fornito da CAFC. Qui il sapore e l’odore di ‘acqua di piscina’ ha interessato anche la fornitura della casetta dell’acqua. Il motivo è che, sebbene la distribuzione sia affidata alla società Poiana spa, alcune utenze di San Pietro (e Cividale) ricevono l’acqua proprio dal gestore CAFC tramite ‘sub forniture’.
CAFC ha precisato che “la monoclorammina è un disinfettante già ampiamente in uso in Italia e in Europa”. Attualmente, abbiamo appreso, viene usata a Milano, in Emilia-Romagna e in Puglia. Il vantaggio rispetto ai ‘sistemi tradizionali’, basati sull’immissione di cloro, è che – scrive CAFC – “garantisce una maggiore stabilità residua lungo l’intera rete, mantenendo la propria efficacia per un periodo più lungo”. Secondo l’azienda quindi è indicata per i territori comunali della fascia confinaria in cui l’acqua, per arrivare alle abitazioni, percorre tratti particolarmente estesi e quindi i tempi di permanenza nelle condutture sono più elevati.
CAFC afferma anche che in queste prime settimane dall’introduzione potrebbe esserci “una lieve variazione dell’odore”. Ma che questa non è indice di nessuna anomalia. L’acqua – aggiunge l’azienda – viene monitorata di continuo e l’effetto sull’odore “è temporaneo e atteso”.
La cronaca di queste settimane riporta anche che, su segnalazione di cinque utenti e per l’interessamento della sindaca di Prepotto Maria Clara Forti, CAFC ha già proceduto ad un’operazione di lavaggio del primo tratto delle condotte nel comune della Val Judrio. Più di recente ha prelevato anche alcuni campioni dalle abitazioni di due utenti che segnalavano il persistere del problema, per procedere con ulteriori analisi di laboratorio di cui ad oggi, però, non sono ancora disponibili i risultati. Anche il sindaco di San Leonardo Antonio Comugnaro, che ha riscontrato almeno una decina di segnalazioni, anche sull’acqua della casetta, ci dice di aver contattato i responsabili di CAFC. Gli hanno assicurato che l’intera operazione viene realizzata di concerto con l’Azienda sanitaria e che non ci sono rischi per la salute. Odore e sapore sgradevole dovrebbero sparire nel giro di pochi giorni. La cittadina di San Leonardo che tramite pec ha segnalato al CAFC diversi problemi della sua utenza che – scrive – da settimane rendono impossibile utilizzare l’acqua corrente, però, ad oggi non ha ancora ricevuto nessuna risposta.
Nel Comune di Savogna invece la sindaca Tatiana Bragalini ha raccolto le preoccupazioni di un gruppo di cittadini. In questo caso non sono state riscontrate anomalie sul cambio di odore o sapore, la preoccupazione è dovuta ad un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Science (il 21 novembre 2024, Fairey, Laszakovits, Pham, Do, Hodges, Mc Neill, Wahman). Si è quindi attivata con il CAFC ricevendo rassicurazioni circa il continuo monitoraggio dell’acqua. Quanto allo studio di Science, possiamo qui riassumere che i ricercatori hanno individuato una ‘nuova’ specie chimica derivata dall’interazione della monoclorammina con altri composti: lo ‘ione cloronitrammide’. E sostengono sia necessario procedere con ulteriori approfondimenti per valutarne la pericolosità. Secondo il parere di tecnici del settore indipendenti che abbiamo avuto modo di sentire, però, ci sono differenze sostanziali fra la situazione degli Usa e quella del CAFC. Innanzi tutto il tipo di acque utilizzate per approvvigionare la rete: superficiali negli States, quindi ricche di sostanze organiche, sotterranee in Friuli, dunque molto più ‘pulite’ e senza i ‘reagenti’ che producono sottoprodotti. Le dimensioni delle reti idriche che sono mediamente incomparabilmente più estesa negli Usa. Infine la quantità di monoclorammina utilizzata. CAFC, abbiamo appreso, utilizza 0.7 mg di prodotto per litro e l’intenzione è quella di abbassare ulteriormente la quota. Negli Usa il limite di legge è 4 mg per litro. La raccomandazione dell’OMS è di non superare i 3 mg/l. Infine sottoprodotti dannosi per l’uomo vengono casuati – come ampiamente documentato – con la disinfezione classica del cloro: i trialometani.
È il classico dilemma della disinfezione delle acque. Che è necessaria per prevenire la diffusione di speci batteriche certamente pericolose (Legionella, E. Coli, Enterococchi…). Ma che è necessario monitorare per prevenire la formazione di prodotti derivati a lungo andare potenzialmente pericolosi. E che, ad oggi, sono più frequenti con la disifezione classica che con la monoclorammina.










Articoli correlati